«Liberalizzare sì, ma non così e non ora»

7 DIC 23
Ultimo aggiornamento: 18:13 | 16 MAG 25
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E’ Pietro Bussolati, consigliere regionale del Pd, 41 anni, a spiegare la posizione del suo partito: sì alle liberalizzazioni di energia e gas, ma non a queste condizioni e non ora. Lui sa certamente di cosa parla: dopo la laurea in Economia ed un Master in Gestione dei Servizi Pubblici Locali, ha lavorato prima all’Enel, poi all’Eni, infine all’Autorità per l’energia elettrica. Nell’ultima campagna elettorale ha accusato la giunta regionale di non essersi minimamente interessata alla transizione energetica, definendo il libero mercato «fondamentale», però all’interno di un quadro di regole condiviso e di direttive chiare, regole e direttive di competenza delle istituzioni e di nessun altro. Ed ora, che si torna a parlare di energia e gas, di mercato e di liberalizzazioni, non esita ad evidenziare storture e ritardi, che, a suo parere, non hanno aiutato e non aiutano il cittadino a farsi un’idea adeguata della situazione ed a prendere le decisioni conseguenti.
Consigliere, cosa non Le piace di queste liberalizzazioni nel mercato energetico?
«È un mercato, questo, in cui c’è una grande asimmetria informativa. Vede, il prezzo non è determinato solo dalla parte energetica, ma una buona fetta delle componenti sono oneri generali e costi della rete. Riuscire quindi a capire esattamente come funzioni il meccanismo, la tariffa e, di conseguenza, le modifiche effettuate dal mercato libero non è facile per la stragrande maggioranza dei consumatori. Proprio per questo, prima di giungere alla liberalizzazione del settore, sarebbe necessario avere delle garanzie forti, in grado di rendere tutti consapevoli di come funzioni questo mercato e porli così nelle condizioni di poter scegliere davvero liberamente. In assenza di ciò e di fronte ad un processo repentino, non possiamo non essere preoccupati».
La campagna informativa è partita, in realtà, ma tardi…
«Tardi rispetto alle scadenze che si sono dati, perché gennaio è alle porte. Tempi troppo ristretti… È un impegno, quello assunto dall’Italia verso l’Europa, che non mi spaventa, però bisogna (...)».
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