Assegno unico e balneari, doppia lettera d'infrazione all'Italia

15 NOV 23
Ultimo aggiornamento: 17:527 MAG 25
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Spiagge e bonus-figli. Duplice passo della Commissione Ue contro l’Italia. Nel mirino ancora una volta la mancata messa a gara delle concessioni delle spiagge. Ma anche la normativa sull’Assegno unico che secondo Bruxelles è discriminatoria verso i cittadini non italiani.
Il parere motivato dell’esecutivo europeo sul dossier balneari è stata inviata ieri a Roma, come atteso. Il testo della missiva - intitolato “Concessioni balneari in Italia - Violazione della Direttiva e dei Trattati in funzione dell’Ue” - contesta tra l’altro le conclusioni del tavolo tecnico istituito nei mesi scorsi da Palazzo Chigi, secondo il quale i due terzi delle spiagge non sono in concessione e dunque non c’è una scarsità di litorale libero: occorre invece una valutazione qualitativa e a livello locale, sottolinea Bruxelles.
L’invio della lettera è un passo avanti nella procedura di infrazione nei confronti dell’Italia per il mancato adeguamento alla direttiva Bolkenstein, iter che potrebbe portare a una maxi multa per l’Italia. Si tratta tuttavia di un parere che «non pregiudica le trattative con le autorità italiane», ha precisato l’esecutivo Ue. Il contenzioso riguarda l’antica questione delle concessioni per le spiagge demaniali che secondo la direttiva del 2006 devono essere messe a gara, rilasciate per una durata limitata e senza rinnovo automatico. L’ultimo intervento del governo in materia è stato il decreto Milleproroghe, che aveva allungato di un anno le concessioni senza gare almeno fino a tutto il 2024. Il provvedimento di cui il Quirinale, promulgandolo con riserva, evidenziava i «profili di incompatibilità con il diritto europeo e con decisioni giurisdizionali definitive».
A inizio marzo anche il Consiglio di Stato ha bocciato la proroga automatica, perché “in contrasto” con la direttiva Ue, sottolineando che non va applicata. Sulla stessa linea la Corte di Giustizia europea, che il 20 aprile scorso ha stabilito che «le concessioni di occupazione delle spiagge non possono essere rinnovate automaticamente ma devono essere oggetto di una procedura di selezione imparziale e trasparente».
La risposta del governo è stata la convocazione a maggio di un tavolo tecnico. Le conclusioni sono state che il 33% circa delle aree demaniali delle coste, un terzo del totale, è in concessione, mentre il 67% è libero. Dati che, secondo la maggioranza e le associazioni dei gestori legittimerebbero il mancato obbligo di gare. Ma nella lettera di ieri la Ue contesta questa tesi: il fatto che la quota di aree occupate dalle concessioni equivalga al 33% delle aree disponibili, «non riflette una valutazione qualitativa delle aree in cui è effettivamente possibile fornire servizi di concessione balneare e non tiene conto delle situazioni specifiche a livello regionale e comunale», scrive Bruxelles. In sostanza non basta un dato quantitativo complessivo, occorre verificare sul territorio dove e quante siano le spiagge non in concessione.
Ora il governo ha due mesi di tempo per rispondere e cercare di evitare le sanzioni. Come anche per l’assegno unico per i figli. In questo caso la Commissione spiega di aver inviato il parere motivato per il mancato rispetto delle norme dell’Ue in materia di coordinamento della sicurezza sociale e di libera circolazione dei lavoratori. La legge sul sostegno per i figli (introdotto nel marzo 2022) prevede che possano beneficiare dell’assegno solo coloro che risiedono per almeno due anni in Italia e solo se vivono nello stesso nucleo familiare dei figli. Normativa che viola il diritto dell’Ue, in quanto non tratta i cittadini dell’Unione in modo equo, e pertanto si qualifica come discriminatoria, spiega Bruxelles. Il regolamento sul coordinamento della sicurezza sociale, si aggiunge, vieta qualsiasi requisito di residenza ai fini della percezione di prestazioni di sicurezza sociale.