L'espulsione? La procedura sarà più complicata

7 NOV 23
Ultimo aggiornamento: 13:43 | 9 MAG 25
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«Leggo che in Albania andranno solo gli immigrati soccorsi da navi militari. Ricordo che queste navi sono già territorio italiano e quindi, in base al Trattato di Dublino, la responsabilità della loro procedura d’asilo sarà dell’Italia. Non l’eventuale espulsione che toccherebbe all’Albania dopo l’eventuale diniego dell’asilo da parte dell’Italia. Ma la vedo molto difficile». Fa subito questa premessa il professore Emilio Santoro, docente di Diritto degli stranieri all’università di Firenze e coordinatore di “L’altro diritto”, centro di documentazione interuniversitario.
Perché sarebbe difficile l’espulsione? L’Albania non solo non fa parte della Ue ma non ha aderito a Dublino. Così il diniego dell’asilo da parte dell’Italia, consente alla persona che si trova in Albania di chiedere nuovamente lì l’asilo. Se ora Tirana aderisse a Dublino, la decisione dell’Italia varrebbe anche per loro. Ma senza Dublino se gli immigrati fanno domanda possono restare in Albania, per poi magari andarsene ed entrare in Europa dalla rotta balcanica terrestre invece che dal mare.
Ma è possibile soccorrerli e portarli in un altro Paese? Finora nessuno si era posto il problema se il richiedente asilo debba stare nel territorio nazionale o no. Quindi si potrebbe fare anche se è discutibile. Resta che l’Italia è competente per la richiesta d’asilo e deve svolgere la procedura, secondo le direttive della Ue.
Quindi bisognerà dislocare in Albania funzionari e magistrati che possano giudicare della richiesta d’asilo. Servirebbe una commissione territoriale per l’Albania. E temo che lavorerebbe on line. Così anche mediatori culturali e traduttori. Immagino che la commissione sarà costituita in Puglia e la competenza sui ricorsi andrà alla sezione specializzata per l’immigrazione del Tribunale di Bari. Per gli avvocati penso che molti ricorreranno al gratuito patrocinio e quindi gli avvocati per andare in Albania chiederanno il rimborso del viaggio.
Torniamo alle espulsioni. L’Albania non ha accordi coi Paesi di origine degli immigrati. Come farebbe? Non ha nemmeno gli accordi di riammissione che ha fatto la Ue. Forse si faranno sotto forma di accordi di Polizia, l’Italia pagherà, come per quelli con la marina libica. E si discuterà come per questi se saranno legittimi o illegittimi.
Cosa succederà agli immigrati che vengono da Paesi come Afghanistan, Siria, Iran, che pur avendone diritto quando sbarcano in Italia non fanno domanda perché voglio andare nel Nordeuropa e quindi evitano Dublino? O scappano o fanno per forza domanda d’asilo. Perché corrono il rischio dell’espulsione.
Ma se fanno domanda d’asilo e viene accettata, potranno tornare in Italia? Certo. E ricordo che in Italia le domande d’asilo accettate dalle commissioni sono ormai arrivate al 50%, poi 2/3 dei ricorsi ai Tribunali vengono accolti. Quindi saranno pochissimi quelli espulsi. A questo punto il governo si è sgravato di 30mila richiedenti su 160mila sbarcati. Dire 30mila con centri da 3mila persone, vuol dire che loro immaginino che in un anno girino 10 persone in ogni posto. Questo vuol dire che tutta la procedura compreso il ricorso dovrebbe durare un mese e mezzo. Improbabile. Il solito effetto annuncio.
Che tipo di organizzazione servirebbe per far funzionare l’accordo? La Marina dovrebbe andare a intercettare le imbarcazioni e fare delle selezioni. Quelli che vengono da zone di guerre e violenze non li porta in Albania, mentre porta quelli subsahariani o tunisini. E interverranno ancora di più per evitare i soccorsi delle Ong che sono escluse dall’operazione con l’Albania. Ma tutto questo per funzionare implica una nuova forma di “Mare nostrum”. Oppure li porta tutti in Albania e fa lì la selezione immediatamente allo sbarco. E chi ha diritto lo porta in Italia.
Ci sono questioni di illegittimità? L’Albania non fa parte della Ue ma è soggetta alla giurisdizione della Corte europea dei diritti dell’uomo. Bisogna capire come nel dettaglio sarà fatto tutto, perché viaggiamo sul filo del rasoio. In particolare le persone sono trattenute nei centri albanesi a che titolo? Immagino che siano come gli hotspot, dove fare il trattenimento identificativo. Che può durare 48 ore, e se lo voglio prorogare lo deve convalidare un giudice italiano.
Ma si parla di Cpr… Questo mi lascia molto perplesso perché nei Cpr, secondo la normativa italiana, vanno quelli che hanno commesso un reato o che sono già stati espulsi. Lo dice anche la Convenzione di Ginevra. Anche chi viene da un Paese cosiddetto sicuro ha diritto a chiedere asilo e mentre aspetta non lo posso trattenere solo perché ha fatto la domanda. © RIPRODUZIONE RISERVATA Il docente di diritto degli stranieri all’Università di Firenze, vede il nuovo accordo «molto difficile» «A che titolo le persone vengono trattenute nei centri albanesi? Poi la procedura dovrebbe durare un mese e mezzo» Emilio Santoro