I sacerdoti di Potenza: squallida aggressione a vescovo e fedeli

6 NOV 23
Ultimo aggiornamento: 15:55 | 7 MAG 25
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Una «squallida aggressione all'arcivescovo e ai fedeli accorsi per la Messa». Non usano mezzi termini i sacerdoti dell'arcidiocesi di Potenza-Muro Lucano-Marsico Nuovo nel definire quanto avvenuto, domenica scorsa, all'ingresso della chiesa della Santissima Trinità del capoluogo lucano, in occasione della celebrazione della prima Messa dal ritrovamento del cadavere della studentessa 16enne Elisa Claps, uccisa nel 1993, il cui cadavere fu ritrovatonel sottotetto dello stesso tempio il 17 marzo 2010.
Il sit-in, promosso dall'associazione Libera con la famiglia Claps, e che ha radunato circa 1.000 persone, si sarebbe dovuto svolgere «nel più assoluto silenzio». Ma si è progressivamente trasformato in una contestazione senza precedenti per toni e modalità contro i celebranti, tra i quali l'arcivescovo Salvatore Ligorio, e i circa 100 fedeli che hanno preso parte alla funzione. Al passaggio dei partecipanti alla celebrazione, la folla ha più volte applaudito ironicamente, ha scandito parole come «vergogna!» e «assassini!», ripetendo il nome di Elisa. Ci sono stati addirittura degli sputi indirizzati ai fedeli. Particolarmente contestato è stato l'arcivescovo per la decisione di tornare a celebrare la Messa in quella chiesa. Libera, lunedì, si è scusata per l'accaduto assumendosi le responsabilità del caso.
«Non si dovrebbe mai dimenticare - scrive in una nota il presbiterio potentino - che il dolore per Elisa non è condiviso solo dalla famiglia Claps, né tantomeno da chi ritiene che offese e volgarità possano onorare la memoria di chi ora vive in Paradiso, atteggiamenti che certamente non appartengono a quanti amano veramente Elisa, ma è un dolore proprio di tutta la comunità potentina e dunque anche di noi presbiteri che, insieme all’arcivescovo, costituiamo la famiglia sacerdotale dell’arcidiocesi». Per questa ragione, «con l’arcivescovo continuiamo a pregare e ad essere vicinissimi alla famiglia di Elisa».
Per il clero locale, «offendere monsignor Ligorio con epiteti infamanti, degni dei peggiori luoghi comuni, ha significato offendere tutti noi che, tra l’altro, conosciamo la mitezza e l’amore che l’arcivescovo ha per questa terra e la sua sofferenza intima per la tragedia di Elisa». La Messa, sottolinea il presbiterio diocesano, «per chi crede è il modo più autentico per cogliere la vita che continua dopo la morte e vive il tempo dell’eternità. Per chi non crede, essa è comunque esercizio di libertà che andrebbe rispettato in ogni caso». I sacerdoti avvertono dunque «l’urgenza di far giungere anche pubblicamente la vicinanza e la stima per il nostro arcivescovo, non formale ma sostanziale e autentica, unitamente all’affetto per un pastore che ha agito sempre per il bene di tutti».