La denuncia
Toscana in ginocchio. «Le opere anti-dissesto? Mai completate»

Sei anni fa erano stati stanziati più di 144 milioni per la messa in sicurezza idrogeologica dell’area colpita in questi giorni dall’alluvione in Toscana. Erano ben 57 interventi. «Ma in gran parte non sono stati ancora realizzati o completati». Lo denuncia Mauro Grassi, economista ambientale, toscano, allora direttore di #Italiasicura, la struttura della Presidenza del Consiglio incaricata di coordinare e accelerare gli interventi per la difesa del territorio. La tabella che ci fa vedere risale proprio ad allora e ci sono gran parte dei nomi dei luoghi alluvionati. Quattro interventi con quasi 12 milioni per Campi Bisenzio, 2 con 9 milioni per Lastra a Signa, 20 con 48,5 milioni per Pistoia, 8 per Prato con 10 milioni, 13 per Quarrata con 26 milioni, 4 per Signa con 35,8 milioni. Poi con l’arrivo del governo Lega-M5s, #Italiasicura è stata chiusa, ed è mancato il coordinamento dei progetti che aveva permesso di spendere 900 milioni per la messa in sicurezza di Genova, dopo tante drammatiche alluvioni.
Grassi, colpisce che le ultime alluvioni abbiano colpito regioni considerati esempi di buona amministrazione, come Emilia, Marche, Toscana, Veneto.
Anni fa si creò un indicatore di distribuzione delle risorse che si basava sul rischio, non solo sulla pericolosità, ma anche su quello che c’è sotto l’acqua. Toscana e Emilia finirono in testa. Il rischio in queste regioni è molto forte.
Perché?
Perché hanno un tipo di idrografia particolare, con corsi d’acqua molto torrentizi. Certo ora piove tanto e in maniera disordinata, ma queste sono realtà con una quantità di consumo del suolo enorme, tra centri abitati e industrie. Proprio Prato e Pistoia sono aree fortemente industriali.
Ma ci sono stati anche ospedali allagati.
Ricordo una discussione su dove costruirli. Va bene farli vicini all’autostrada, per favorire i collegamenti veloci, ma dicemmo che erano anche aree a rischio idrogeologico. E ora vanno sotto l’acqua.
Però, come ha detto, gli eventi estremi si ripetono.
In questi fenomeni ormai il cambiamento climatico è evidente. A novembre in Italia piovono in media 120 millimetri, rispetto a 79 millimetri che è la media annuale. Se ora ne vediamo 250-350 in Toscana in pochi giorni, sono cifre incredibili. In Puglia in tutto l’anno piovono 640 millimetri. In Romagna si è arrivati a 600 in una settimana.
E cosa si dovrebbe fare?
Serve un Piano di adattamento a questi nuovi fenomeni, un Piano che va dalla siccità alle alluvioni e alle frane, mettendo insieme tutti i pezzi. Le opere vanno fatte, la singola opera va fatta, ma bisogna soprattutto reimpostare il territorio: fare più dighe, invasi, scolmatori. Si devono fare opere di adattamento per affrontare il futuro.
Anche delocalizzazioni?
A Genova è stato fatto ma non è facile. Abbiamo costruito le nostre città sui fiumi.
Ma quanto avevate stanziato?
Avevamo previsto 35 miliardi in 20 anni Volevamo arrivare a una spesa di almeno 1-2 miliardi all’anno, invece siamo ancora a 400 milioni, che è quasi nulla.
Avevate previsto molti interventi in Toscana?
Interventi molto importanti come quelli sull’Arno. E devo dire che Toscana ed Emilia Romagna sono in testa come spese. Ma anche a Firenze, come a Milano per il Seveso, stanno facendo le casse di espansione con grande lentezza. Finanziate nel 2016, dovevano essere quattro. Ne è stata fatta una, un’altra è in appalto. Era poi previsto l’innalzamento di 9 metri della diga di Levane, ma è fermo da un anno al Consiglio superiore dei lavori pubblici. Per fortuna questa volta non è stato l’Arno ad essere più colpito ma il Bisenzio.
Non basta dire: io sono una buona amministrazione e non mi accadrà mai.
È questo il tema. Abbiamo un arretrato enorme. Negli ultimi venti anni si sono spese cifre bassissime. E poi c’è da fare il nuovo. Scegliendo quali sono i primi interventi sulla vulnerabilità, sull’esposizione, sulla pericolosità. Va fatto un piano delle priorità. Si sono spesi 120 miliardi per rifare le case dei privati. Ma erano la priorità?
Invece è stata eliminata #Italiasicura.
Se si vuol passare da una spesa di 400 milioni l’anno a 1-2 miliardi, non serve una grande opera, Bisogna costruire la “macchina”. La governance è un elemento essenziale per portare avanti la progettazione e spendere davvero. Un Piano di adattamento generale richiede 500 miliardi in 20 anni, 25 miliardi l’anno, una cifra alla nostra portata, è meno del Pnrr. Ma per spenderli serve una “macchina”.
Se queste quantità d’acqua cadessero al Sud cosa succederebbe?
Un disastro. In Sicilia avevamo stanziato un miliardo, non hanno speso quasi nulla. Invece la difesa da alluvioni e frane è tema centrale per la vivibilità della comunità nazionale. Ormai le parole sono finite. Di fronte a eventi naturali anomali ma purtroppo sempre più normali, è ora di smetterla col solito teatrino di parole e di interventi insufficienti o addirittura inesistenti.