Il meeting della Ong
I medici del Cuamm: «In Africa seminiamo la speranza»

“Un sogno in due tempi” dove tra le parole aiutare e vivere non c’è più nessuna differenza. E così la speranza diventa realtà, nonostante tutto. È iniziato con un brano di Giorgio Gaber cantato da Neri Marcoré l’“Annual Meeting” di “Medici con l’Africa-Cuamm”, occasione per fare il punto sull’attività della Ong diretta da don Dante Carraro, il cardiologo padovano diventato sacerdote che ha consacrato la vita ai più poveri del continente dopo aver visto un bambino africano morire per il tetano.
Ieri a Milano si è riflettuto su “Un movimento. Con l’Africa tra emergenza e sviluppo”. Sono 3.500 i medici e gli operatori del Cuamm impegnati in Angola, Etiopia, Mozambico, Tanzania, Repubblica Centraficana, Sierra Leone, Sud Sudan e Uganda dove sono stati creati 21 ospedali, 864 strutture sanitarie, 4 scuole infermieri e l’università Cattolica del Mozambico a Beira: una presenza che si avvale anche di 5mila tra volontari e sostenitori in Italia. «È difficilissimo dare voce all’Africa con tutto quello che sta capitando, gli indicatori sanitari che calano e nessuno che ne parla – ha affermato don Carraro – anche perché, come ha detto papa Francesco, l’Africa non va sfruttata ma promossa e noi siamo pronti affinché diventi protagonista essa stessa della propria storia, seminando speranza». E i fatti lo dimostrano. In due anni il programma “Prima le mamme e i bambini” fa registrare 188.923 parti assistiti, 8.102 bambini malnutriti aiutati a vivere, 659 manager sanitari formati, 42 ricerche operative, 211 medici italiani e africani specializzandi.
Il presidente della Cei e arcivescovo di Bologna, cardinale Matteo Zuppi in un messaggio video ha ripreso le due parole evocate dalla canzone di Gaber: «Aiutare è vivere e vivere è aiutare, le due cose coincidono. Fare bene per gli altri ci fa vivere bene, fa vivere bene gli altri e noi. Abbiamo un tasso di amore per noi stessi che spesso ci ingrassa notevolmente e ci fa vivere male. Ancor più importante – ha precisato Zuppi - è quando si riesce a mettere insieme emergenza e sviluppo. Purtroppo a volte facciamo solo la prima e non la seconda. Ringrazio il Cuamm che, invece, si impegna per l’una e per l’altra. Papa Francesco chiede a tutti di impegnarsi per la pace e non si arrende alla logica della guerra. Questa ricerca impegna tutti ed è un mosaico in cui tante forze devono concorrere per risolvere il problema». Alberto Mantovani, direttore scientifico di Humanitas, ha raccontato la sua esperienza di insegnante in Africa con il Cuamm: «È stata la più significativa per me: misurarsi con una realtà diversa e ripensare all’essenziale, sofferenza ma anche la straordinaria voglia di imparare dei ragazzi. Passione ed entusiasmo sono la speranza, quella che ci portiamo a casa quando torniamo». E sulle gravi crisi internazionali, Romano Prodi, presidente Fondazione per la collaborazione tra i popoli ha spiegato: «O c’è un cambiamento a livello mondiale o non si risolve niente. Nella stessa Africa ci sono divisioni terribili, ma non possiamo parlare di una speranza concreta se non c’è un intervento delle grandi potenze che, purtroppo, al momento non esiste. In Ucraina la guerra è di trincea, per quella in Israele e Palestina invece occorre trovare la soluzione dei due Stati. C’è bisogno di un’iniziativa internazionale che garantisca la soluzione futura, dei due Stati o di uno Stato unito, ma da soli non esiste pace, l’odio è troppo profondo». Claudio Cipolla, vescovo di Padova e presidente Cuamm ha invece affermato: «Provo tanta gioia nel vedere che un’esperienza che nasce dalla fede, dalla sensibilità, dal senso di umanità di alcuni nostri preti e non solo, di Padova, è diventata grande e capace di fare proposte che superano anche le sue origini».
Tra gli altri interventi anche quello di Pierre Somse, ministro della salute della Repubblica Centrafricana, delministro degli Esteri, Antonio Tajani («Col Piano Mattei stiamo lavorando per dare stabilità al continente africano»), del commissario Ue per l’Economia, Paolo Gentiloni («Il nostro futuro dipende dall’Africa») e dell'arcivescovo di Milano, Mario Delpini che ha rimarcato: «L’Africa è così complessa, ferita, è così bloccata, non si riesce a vedere un cammino che consolidi un incremento di benessere e democrazia. Un continente che ha delle risorse straordinarie, ma viene continuamente saccheggiata. Credo che il “con” del Cuamm sia un elemento chiave per capire dai medici come li trasforma l’Africa e cosa vanno ad imparare in Africa».