«Immobiliare in affanno. E le tasse non aiutano»

2 NOV 23
Ultimo aggiornamento: 18:11 | 16 MAG 25
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La manovra del Governo si inserisce in una situazione particolare per il mondo dell’immobiliare; dopo due anni sulla cresta dell’onda, sembra che il mercato stia infatti vivendo il primo calo fisiologico. «Dopo la pandemia di COVID-19 del 2020, abbiamo assistito ad un’espansione del mercato immobiliare molto forte con risultati ottimi sia nel 2021 ed ancora migliori nel 2022», spiega Luca Arcari, presidente di Fimaa Confcommercio Cremona. «Un calo fisiologico delle compravendite era atteso per questo 2023, ma, a causa della politica monetaria della BCE per contrastare l’inflazione, il calo sta andando ben oltre le previsioni. Nel primo semestre di quest’anno abbiamo registrato un -8,3% sulle transazioni, ma la prolungata stretta monetaria, con continui rialzi dei tassi di interesse, mi fanno pensare che a fine anno rileveremo una flessione ben maggiore, con prezzi in leggero aumento, che non sarà però assolutamente in grado di bilanciare la svalutazione dovuta all’inflazione. Se non ci sarà un’inversione di tendenza, che peraltro all’orizzonte non si vede, il segno meno sarà sicuramente seguito da un numero a due cifre (alcuni analisti dicono -15%) e parleremo di un mercato in difficoltà se non in crisi. Utile, ma non sufficiente, la proroga delle agevolazioni agli under 36 con ISEE inferiore ai 40.000 (esenzione imposta di registro, catastale e ipotecaria)».
Molte sono le novità introdotte dalla nuova legge di bilancio nel settore casa. Quali sono le luci e quali le ombre?
«Nella manovra di bilancio ci sono ben poche misure di sostegno. Tra queste va segnalata appunto la proroga under 36, ma dall’altra parte avremo la riduzione dell’importo del bonus mobili  l’eliminazione della detrazione dall’Irpef del 50% sull’Iva pagata per l’acquisto di immobili residenziali classificati nelle classi energetiche A o B,  provvedimenti negativi per il mercato che da soli non impatterebbero, ma che insieme avranno sicuramente dei risvolti negativi».
La normativa interviene sulla vendita delle case ristrutturate con il superbonus, incrementandone la tassazione. Questo potrebbe essere un problema?
«Alle plusvalenze che derivano dalla vendita di immobili su cui sono stati realizzati interventi di superbonus, nel caso in cui la vendita avvenga entro i primi 10 anni successivi alla conclusione dei lavori, ho letto che si applicherà l’imposta sostitutiva del 26%, con l’esclusione delle abitazioni principali. In linea di principio (...)».