L'esodo degli ultimi
Il medico “in transito” che aiuta i migranti

Medici senza frontiere, a luglio scorso, aveva divulgato dati inquietanti dal Ciad, luogo di vita per tanti e di transito per molte altre persone. Abbiamo, ancora parzialmente, cercato di descrivere la situazione intorno al Lago Ciad, dove in moltissimi (non abbiamo ancora numeri precisi) attendono il loro ingresso in Libia, con la speranza di giungere in quell’isoletta italiana. Quest’area, ora, dovrebbe essere sotto la lente per diverse ragioni. I migranti (in transito e in sosta) ai confini fra Ciad e Libia, dopo il disastro ambientale in Libia, sono ancor meno che invisibili. Che cosa sta ulteriormente accadendo? Le persone sostano lì e ora, legalmente, non hanno alcuna speranza di giungere nella terra di Haftar, né poi riescono a imbarcarsi verso le coste italiane. Esiste, però, la via illegale, che, in queste ore, non solo è molto praticata, ma sembrerebbe essere addirittura appoggiata dai canali ufficiali per snellire la complessa situazione interna.
Le persone già in Libia- dopo il lungo transito dal Niger al Ciad o dal Sudan al Ciad - ora, dopo la catastrofe ambientale, hanno mutato, inconsapevolmente, il loro status: da migranti “sgraditi” (definizione beffarda spesso attribuita alle migrazioni illegali non programmate), a migranti “invisibili” ma comunque in movimento, totalmente scomparsi dallo scenario ufficiale. Parliamo con un medico libico, Youssuf Hassan, per comprendere meglio ciò che sta accadendo. Il dottor Hassan si definisce un “medico in transito”, un medico dei confini o dei “campi lager” intorno al Ciad fino alle porte libiche. Il medico ha risposto alle nostre domande, non solo sulla situazione legata all’attualità, ma anche su quel diritto “asimmetrico” dell’ars migrandi, così come definito dalla costituzionalista Algostino.
Le persone già in Libia- dopo il lungo transito dal Niger al Ciad o dal Sudan al Ciad - ora, dopo la catastrofe ambientale, hanno mutato, inconsapevolmente, il loro status: da migranti “sgraditi” (definizione beffarda spesso attribuita alle migrazioni illegali non programmate), a migranti “invisibili” ma comunque in movimento, totalmente scomparsi dallo scenario ufficiale. Parliamo con un medico libico, Youssuf Hassan, per comprendere meglio ciò che sta accadendo. Il dottor Hassan si definisce un “medico in transito”, un medico dei confini o dei “campi lager” intorno al Ciad fino alle porte libiche. Il medico ha risposto alle nostre domande, non solo sulla situazione legata all’attualità, ma anche su quel diritto “asimmetrico” dell’ars migrandi, così come definito dalla costituzionalista Algostino.
Come definirebbe l’attuale situazione dei migranti già giunti in Libia? Come potrebbe peggiorare la loro situazione in questo momento di notevole emergenza per quello Stato?
Da medico non ho alcun interesse a polemizzare, ma una frase mi permetta di rivolgerla, proprio perché conosco i fatti: come mai l’Europa si accorge dell’apocalisse di Lampedusa sempre un giorno dopo, innescando un’improbabile corsa contro il tempo? Andando a discutere, tempo fa con Haftar, come mai non si è osservata in maniera seria la rotta del Ciad? Il disastro climatico e ambientale della Libia ha spalancato gli occhi a tutti, ma gli addetti ai lavori segnalavano, già dal 2019, una situazione di grande emergenza in quel territorio, che è una rotta ancora inesplorata. Noi, dalle mie parti, parliamo di “tappo Ciad”: poiché qui si mette un tappo, a piacere e secondo gli ordini libici, con l’ok dell’Europa, ai flussi che arrivano dall’Ovest e dalla zona del Sahel. Il Ciad fa, da anni, da tappo alla Libia, che, a sua volta, fa da tappo al suo continente. L’Italia, al momento, è l’unico Stato a rendersi conto, sulla propria pelle, dell’emergenza, ma la Premier Meloni dovrebbe esclusivamente circondarsi di esperti per essere ascoltata da chi deve ascoltarla. Non spetta a me dirlo. Chiuda, invece, le orecchie verso chi tenta di semplificare. Io, con la mia esperienza, posso solo dire che i migranti, attualmente in Libia, o vanno a Lampedusa (come evidente) o troveranno lì la morte, perché il generale libico, in questo momento emergenziale, non si occuperà mai di loro. I migranti, ora, per Haftar non sono più un affare. Sono solo un peso.
Da medico non ho alcun interesse a polemizzare, ma una frase mi permetta di rivolgerla, proprio perché conosco i fatti: come mai l’Europa si accorge dell’apocalisse di Lampedusa sempre un giorno dopo, innescando un’improbabile corsa contro il tempo? Andando a discutere, tempo fa con Haftar, come mai non si è osservata in maniera seria la rotta del Ciad? Il disastro climatico e ambientale della Libia ha spalancato gli occhi a tutti, ma gli addetti ai lavori segnalavano, già dal 2019, una situazione di grande emergenza in quel territorio, che è una rotta ancora inesplorata. Noi, dalle mie parti, parliamo di “tappo Ciad”: poiché qui si mette un tappo, a piacere e secondo gli ordini libici, con l’ok dell’Europa, ai flussi che arrivano dall’Ovest e dalla zona del Sahel. Il Ciad fa, da anni, da tappo alla Libia, che, a sua volta, fa da tappo al suo continente. L’Italia, al momento, è l’unico Stato a rendersi conto, sulla propria pelle, dell’emergenza, ma la Premier Meloni dovrebbe esclusivamente circondarsi di esperti per essere ascoltata da chi deve ascoltarla. Non spetta a me dirlo. Chiuda, invece, le orecchie verso chi tenta di semplificare. Io, con la mia esperienza, posso solo dire che i migranti, attualmente in Libia, o vanno a Lampedusa (come evidente) o troveranno lì la morte, perché il generale libico, in questo momento emergenziale, non si occuperà mai di loro. I migranti, ora, per Haftar non sono più un affare. Sono solo un peso.
Come osservava la filosofa Arendt, la perdita di una comunità politica (cioè quella di provenienza) è come se escludesse l’individuo dall’intera umanità. Alla luce di queste preliminari considerazioni, quali sono i principali errori delle politiche europee relative alle migrazioni, secondo la sua esperienza di assistenza ai confini?
Il primo vero problema sta nella scarsa conoscenza di queste aree, nella distinzione fra il richiedente asilo e il migrante economico; l’altro grande problema risiede nell’esternalizzazione delle frontiere e nella delocalizzazione dell’asilo. La finta categoria dei Paesi terzi sicuri, che è poi detenzione vera e propria (come accade alle porte del sud della Libia o intorno al dimenticatissimo Lago Ciad), usura ogni principio di fratellanza umana, che è alla base del mio lavoro di medico, ma non dovrebbe esserlo anche per i legislatori europei? Di recente, invece di curare esclusivamente il fisico delle persone, ho cercato rammendare quella famosa “nuda persona umana”. Le mie conclusioni sono banali, probabilmente, ma sono il frutto di tante esperienze, di tanti cammini.
Il primo vero problema sta nella scarsa conoscenza di queste aree, nella distinzione fra il richiedente asilo e il migrante economico; l’altro grande problema risiede nell’esternalizzazione delle frontiere e nella delocalizzazione dell’asilo. La finta categoria dei Paesi terzi sicuri, che è poi detenzione vera e propria (come accade alle porte del sud della Libia o intorno al dimenticatissimo Lago Ciad), usura ogni principio di fratellanza umana, che è alla base del mio lavoro di medico, ma non dovrebbe esserlo anche per i legislatori europei? Di recente, invece di curare esclusivamente il fisico delle persone, ho cercato rammendare quella famosa “nuda persona umana”. Le mie conclusioni sono banali, probabilmente, ma sono il frutto di tante esperienze, di tanti cammini.
Non è il suo mestiere, ovviamente, ma proprio nel nome della centralità della persona, potrebbe esser più chiaro sui punti fallimentari delle politiche migratorie europee, che ora appaiono così evidenti?
Il cosiddetto “Patto UE” su migrazione e asilo dovrebbe essere esclusivamente lo strumento per promuovere una maggiore solidarietà. Ha senso bipartire i migranti? Il caso della Libia, ora, mostra quello che doveva esser chiaro già da tempo: i prossimi migranti saranno quasi esclusivamente climatici. Dove andrebbero incanalati? Sono anche richiedenti asilo? C’è qualcuno, in Europa, che vigila, affinché le misure di ricollocamento possano essere vincolanti, in modo che gli Stati membri debbano aderire tutti, in principi eguali, alla gestione dei migranti? Dalle nostre parti non conosciamo l’Europa, forse non sappiamo niente neanche dell’Italia, di certo ci sono estranee le misure dell’Europa dell’Est, ma per molti uomini e per molte donne Lampedusa è “khalas”.
Il cosiddetto “Patto UE” su migrazione e asilo dovrebbe essere esclusivamente lo strumento per promuovere una maggiore solidarietà. Ha senso bipartire i migranti? Il caso della Libia, ora, mostra quello che doveva esser chiaro già da tempo: i prossimi migranti saranno quasi esclusivamente climatici. Dove andrebbero incanalati? Sono anche richiedenti asilo? C’è qualcuno, in Europa, che vigila, affinché le misure di ricollocamento possano essere vincolanti, in modo che gli Stati membri debbano aderire tutti, in principi eguali, alla gestione dei migranti? Dalle nostre parti non conosciamo l’Europa, forse non sappiamo niente neanche dell’Italia, di certo ci sono estranee le misure dell’Europa dell’Est, ma per molti uomini e per molte donne Lampedusa è “khalas”.
Che cosa intende dire?
“Khalas” è la salvezza a tutti i costi. So bene che, una volta giunti a Lampedusa, la questione, per i migranti, si complica notevolmente, ma sopra quell’isoletta è khalas per tantissimi: non c’è un continente, sopra Lampedusa, a mo’ di nume tutelare? Pochissimo tempo fa, il Consiglio d'Europa (non entro in dettagli giuridici, ma conosco il tema) ha messo in guardia gli Stati membri contro le pratiche di respingimento di migranti e rifugiati, ma poi c’è anche chi non rispetta queste norme (penso alla Lituania e non solo). Voglio solo intendere che l’Italia ha bisogno di aiuto e deve pretenderlo in nome del suo status di “khalas”. L’Europa, e parte dell’Italia, è bloccata a Lampedusa, senza una visione di insieme. I danni ambientali hanno vinto in Libia sulle persone, ancora una volta. Lampedusa è da ammirare, ma il governo italiano deve rendersi conto che la situazione attuale non è il picco. La fotografia di queste ore è solo un attimo di un apice che si raggiungerà più avanti.
“Khalas” è la salvezza a tutti i costi. So bene che, una volta giunti a Lampedusa, la questione, per i migranti, si complica notevolmente, ma sopra quell’isoletta è khalas per tantissimi: non c’è un continente, sopra Lampedusa, a mo’ di nume tutelare? Pochissimo tempo fa, il Consiglio d'Europa (non entro in dettagli giuridici, ma conosco il tema) ha messo in guardia gli Stati membri contro le pratiche di respingimento di migranti e rifugiati, ma poi c’è anche chi non rispetta queste norme (penso alla Lituania e non solo). Voglio solo intendere che l’Italia ha bisogno di aiuto e deve pretenderlo in nome del suo status di “khalas”. L’Europa, e parte dell’Italia, è bloccata a Lampedusa, senza una visione di insieme. I danni ambientali hanno vinto in Libia sulle persone, ancora una volta. Lampedusa è da ammirare, ma il governo italiano deve rendersi conto che la situazione attuale non è il picco. La fotografia di queste ore è solo un attimo di un apice che si raggiungerà più avanti.