«Operazione di facciata. Stipendi non adeguati»

Mossa propagandistica o tutela reale del potere d’acquisto delle famiglie italiane? Il cosiddetto «trimestre anti-inflazione» col «carrello tricolore» fanno discutere: per alcuni è un successo, per altri è una misura troppo vaga, per poter incidere davvero. Chi ha ragione? E soprattutto cosa incide di più nel determinare il costo del prodotto negli scaffali? La produzione, la distribuzione o entrambe? È quello che si stanno chiedendo i consumatori alle prese con rincari importanti. Ne abbiamo parlato con un esperto in materia, il professor Sebastiano Grandi, docente di Brand Management, Marketing internazionale e Ricerche di Marketing presso la sede di Piacenza dell’Università Cattolica del Sacro Cuore.
Professore, qual è il Suo giudizio su questo «trimestre anti-inflazione»?
«Spesso, quando in Italia le istituzioni intervengono nella regolamentazione dei rapporti tra industria e distribuzione, quindi dei processi di filiera, non hanno grande successo, perché, in genere, i loro sono interventi generici, più di facciata che di sostanza. Questo storicamente è sempre avvenuto. Anche perché i rapporti industria-distribuzione si autoregolano, in qualche misura. I due soggetti sono sufficientemente forti ed emancipati per essere poteri controbilanciati ed è qui che si trova la soluzione più equilibrata. Anche perché sono talmente tante le variabili, che entrano in gioco, che, nel momento in cui se ne regolamenta una, immediatamente ne spunta un’altra. Nel caso specifico del «trimestre anti-inflazione», mi verrebbe da dire che il cancello sia stato chiuso, quando i buoi erano già scappati… Il prossimo trimestre, infatti, probabilmente non sarebbe stato comunque iper-inflazionistico. È nell’ultima parte dell’anno scorso che l’inflazione si è infiammata davvero, mentre nell’ultima parte di quest’anno tendenzialmente dovrebbe registrarsi una diminuzione dei prezzi medi».
«Spesso, quando in Italia le istituzioni intervengono nella regolamentazione dei rapporti tra industria e distribuzione, quindi dei processi di filiera, non hanno grande successo, perché, in genere, i loro sono interventi generici, più di facciata che di sostanza. Questo storicamente è sempre avvenuto. Anche perché i rapporti industria-distribuzione si autoregolano, in qualche misura. I due soggetti sono sufficientemente forti ed emancipati per essere poteri controbilanciati ed è qui che si trova la soluzione più equilibrata. Anche perché sono talmente tante le variabili, che entrano in gioco, che, nel momento in cui se ne regolamenta una, immediatamente ne spunta un’altra. Nel caso specifico del «trimestre anti-inflazione», mi verrebbe da dire che il cancello sia stato chiuso, quando i buoi erano già scappati… Il prossimo trimestre, infatti, probabilmente non sarebbe stato comunque iper-inflazionistico. È nell’ultima parte dell’anno scorso che l’inflazione si è infiammata davvero, mentre nell’ultima parte di quest’anno tendenzialmente dovrebbe registrarsi una diminuzione dei prezzi medi».
In soldoni, che cosa significa?
«Il prezzo che il consumatore paga è un mix tra il prezzo del prodotto a scaffale ed il prezzo promozionale. Ogni tanto compra a prezzo pieno, ogni tanto in promozione. Probabilmente l’effetto della (...)».
«Il prezzo che il consumatore paga è un mix tra il prezzo del prodotto a scaffale ed il prezzo promozionale. Ogni tanto compra a prezzo pieno, ogni tanto in promozione. Probabilmente l’effetto della (...)».
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