«Quella volta a Gaza. Ore d'attesa ai check point e guardie armate»

Era il 2010. L’idea era d’andare in Israele e Palestina per gettare le basi di un progetto di formazione in campo sportivo. Allo stesso tempo, grazie alle conoscenze di chi era già stato nella Striscia di Gaza, cercare di fare avere alle scuole e alle associazioni sportive di Gaza del materiale. Capofila della missione era Regione Lombardia, ma c’era la collaborazione di altre associazioni ed enti. La delegazione era composta da 12 persone, Gigi Torresani ne faceva parte in quanto docente di un master post laurea magistrale di Psicologia in campo sportivo. «Un master che continua ancora oggi - spiega Torresani – col nome di “Sport e intervento sociale”. Io mi occupo degli stages di formazione. La settimana scorsa ci siamo accordati con la Vanoli: per 3 mesi una giovane psicologa monitorerà i rapporti tra la società, gli atleti delle giovanili e le loro famiglie».
Il gruppo è stato una decina di giorni in Israele con base a Betlemme e con puntate a Gerusalemme e Ramallah, città della Cisgiordania. Racconta Torresani: «In Israele abbiamo avuto incontri a livello ministeriale. Siamo stati accolti con cordialità, non so poi quanto a loro interessasse un progetto di collaborazione con Gaza. Forse non interessava proprio, ma per la parte di loro competenza ci hanno ascoltato e dato qualche consiglio. Siamo riusciti anche ad andare a vedere una partita amichevole della nazionale palestinese, uno dei progetti che si stava portando avanti in quel periodo. Là ho conosciuto un giovane tifoso che mi ha regalato la sciarpa palestinese con i colori tradizionali: nero, bianco e verde con un triangolo rosso. Un regalo che ho molto apprezzato, ma che mi è costato caro al momento del reimbarco all’aeroporto di Tel Aviv». «La prima immagine che ci ha sorpreso - ricorda - è stata la fila al check point di Betlemme. Noi dovevamo raggiungere l’albergo, erano le 4 del mattino e abbiamo visto una lunga fila di attesa al check point. Qualcosa che, visto l’orario, ci ha sorpreso molto. Poi abbiamo (...)
Il gruppo è stato una decina di giorni in Israele con base a Betlemme e con puntate a Gerusalemme e Ramallah, città della Cisgiordania. Racconta Torresani: «In Israele abbiamo avuto incontri a livello ministeriale. Siamo stati accolti con cordialità, non so poi quanto a loro interessasse un progetto di collaborazione con Gaza. Forse non interessava proprio, ma per la parte di loro competenza ci hanno ascoltato e dato qualche consiglio. Siamo riusciti anche ad andare a vedere una partita amichevole della nazionale palestinese, uno dei progetti che si stava portando avanti in quel periodo. Là ho conosciuto un giovane tifoso che mi ha regalato la sciarpa palestinese con i colori tradizionali: nero, bianco e verde con un triangolo rosso. Un regalo che ho molto apprezzato, ma che mi è costato caro al momento del reimbarco all’aeroporto di Tel Aviv». «La prima immagine che ci ha sorpreso - ricorda - è stata la fila al check point di Betlemme. Noi dovevamo raggiungere l’albergo, erano le 4 del mattino e abbiamo visto una lunga fila di attesa al check point. Qualcosa che, visto l’orario, ci ha sorpreso molto. Poi abbiamo (...)
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