Carrello anti-inflazione, «Impatto rassicurante, ma resta il pessimismo»

Il patto anti-inflazione, introdotto dal Governo per calmierare prezzi nei negozi e nei supermercati, può avere effetti sui consumi, influendo sulle percezioni dei consumatori, sebbene il quadro ad oggi non sia propriamente idilliaco. «Gli italiani, da un lato sono sempre più poveri, dall’altro più pessimisti per il loro stato economico», spiega Guendalina Graffigna, docente di psicologia dei consumi e salute e direttore dell’EngageMinds HUB, il Centro di ricerca in Psicologia dei consumi e della salute dell’Università Cattolica, campus di Cremona. «Una manovra che limita il rincaro dei prezzi può avere un impatto anche percettivo e psicologico, di rassicurazione. Nell’ambito dei dati che periodicamente raccogliamo, emerge che guardando al futuro secondo gli italiani tra un anno la situazione sarà peggio di quella attuale. Emerge quindi un sentiment di incertezza e preoccupazione diffuso, dovuto al rincaro dei prezzi. Anche per questo l’effetto del calmiere è importante».
Come ci si approccia oggi ai consumi?
«I consumi sono molto cambiati nel corso degli anni. Oggi ci si approccia alla spesa con una maggiore sobrietà, prima di tutto proprio a causa della crisi economica, che dal 2017 ha iniziato a mettere le famiglie nell’ottica dell’incertezza. Questo ha portato anche alla diminuzione quantitativa nei consumi. Si è quindi abbandonato definitivamente l’iperconsumo stile anni 80. Inoltre oggi è cambiata anche la modalità di consumare, che oggi è più orientata all’esperienza più che al possesso dell’oggetto. Questo ha portato alla crescita di alcuni settori del mercato, come quelli del welness, dell’entertainment, particolari tipi di turismo. Si evidenzia anche una maggiore tendenza verso lo sharing, ossia la condivisione dei prodotti. Basti pensare all’auto, che un tempo era oggetto di desiderio e status symbol, mentre oggi spesso si sceglie di affittarla o addirittura di condividerla. Tutte queste tendenze sono più marcate nelle fasce più giovani della popolazione e meno in quelle più mature, in quanto quest’ultime sono più rigide verso il cambiamento. Inoltre i più giovani sono quelli con minori disponibilità economiche. Altra tendenza di questi anni è una (...)
«I consumi sono molto cambiati nel corso degli anni. Oggi ci si approccia alla spesa con una maggiore sobrietà, prima di tutto proprio a causa della crisi economica, che dal 2017 ha iniziato a mettere le famiglie nell’ottica dell’incertezza. Questo ha portato anche alla diminuzione quantitativa nei consumi. Si è quindi abbandonato definitivamente l’iperconsumo stile anni 80. Inoltre oggi è cambiata anche la modalità di consumare, che oggi è più orientata all’esperienza più che al possesso dell’oggetto. Questo ha portato alla crescita di alcuni settori del mercato, come quelli del welness, dell’entertainment, particolari tipi di turismo. Si evidenzia anche una maggiore tendenza verso lo sharing, ossia la condivisione dei prodotti. Basti pensare all’auto, che un tempo era oggetto di desiderio e status symbol, mentre oggi spesso si sceglie di affittarla o addirittura di condividerla. Tutte queste tendenze sono più marcate nelle fasce più giovani della popolazione e meno in quelle più mature, in quanto quest’ultime sono più rigide verso il cambiamento. Inoltre i più giovani sono quelli con minori disponibilità economiche. Altra tendenza di questi anni è una (...)
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