«Occasione da prendere al volo»

28 SET 23
Ultimo aggiornamento: 18:08 | 16 MAG 25
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«Mi si stringe il cuore a pensare a tutte le opportunità che i Comuni cremonesi vanno perdendo, forse per scarsa o cattiva informazione». Così afferma Mario Bazzani, sindaco di Torre de’ Picenardi che da cinque anni, in seguito a un referendum approvato da 818 cittadini con 56 voti contrari, ha incorporato il comune di Ca’ d’Andrea. L’atto fu ufficializzato dal Consiglio Regionale il 28 novembre 2018 e l’allora sindaco di Ca d’Andrea, Franco Potabili, divenne vice sindaco di Torre. Vista l’esperienza in cui è direttamente coinvolto, abbiamo sentito il parere di Bazzani riguardo le fusioni tra Comuni, per capire meglio quali sono gli effettivi vantaggi per le realtà comunali che decidono di unirsi.
Quando e come è avvenuta la fusione?
«Io e il mio collega di Ca’ d’Andrea, Potabili, abbiamo deciso di sottoporre ai nostri concittadini la possibilità di diventare un unico comune, per sfruttare i tanti vantaggi che avevamo colto nelle leggi che invitano i piccoli comuni a percorrere questa strada. Nel 2018 abbiamo indetto un referendum per proporre una fusione per incorporazione delle nostre due realtà comunali, la strada più semplice dal punto di vista burocratico. Ricordo che, per evitare che le spese per tali operazioni gravino sulle casse comunali, le leggi inerenti istitutive prevedono il rimborso (nel nostro 13.238 euro) delle spese sostenute dalla municipalità per lo svolgimento dei referendum consultivi. Devo riconoscere che i nostri compaesani sono stati davvero bravi nel capire l’importanza di ciò che andavamo a proporre loro. Aggiungo che, sempre nell’ottica di poter disporre di più servizi per la popolazione diminuendo le spese di gestione, siamo anche in unione con Isola Pessina, cosa che funziona perché i dipendenti e i servizi sono accentrati. Ci abbiamo fortemente creduto e la dimensione attuale della nostra nuova realtà è di circa quattromila abitanti».
Alla luce della sua esperienza, cosa pensa delle fusioni?
«Mi si stringe il cuore a pensare a tutte le opportunità che i Comuni cremonesi vanno perdendo, forse perché la popolazione non è sufficientemente informata. Secondo il mio parere, il nostro comune è ancora troppo piccolo, perché le complessità che si creano nella gestione dei paesi richiedono aggregazioni di un livello ancora più alto. Le cito un dato emblematico: nella nostra provincia, che ha 350 mila abitanti, si contano ben 113 Comuni, contro i 64 di quella di Mantova, che ha più o meno le stesse caratteristiche (...)».
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