«Noi siamo il presente. Baby-gang una moda»

21 SET 23
Ultimo aggiornamento: 18:08 | 16 MAG 25
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Non sembra che i giovani amino molto parlare di sé. Soprattutto preferiscono non esprimere giudizi su baby-gang e fenomeni di bullismo. Molti coloro che rinunciano, non appena spiegato il tema. Con cui loro spesso convivono. Ogni giorno. Alla fermata del bus, nei loro luoghi di ritrovo, in classe… Basta una parola sbagliata e la frittata è fatta.
Ma c’è anche chi, senza timore, dice la sua. Come Andrea Azzoni, 23 anni, universitario.
Ti preoccupano i recenti episodi di violenza minorile, in varie forme presenti anche sul nostro territorio?
«Sì, mi preoccupano. Non ne ho mai subiti e non ho paura dei ragazzini più piccoli, ma è chiaro che, se ti trovi da solo e loro sono in gruppo, diventa un problema serio… Il bullismo c’è sempre stato, anche presso gli istituti dell’infanzia. Insomma, si può iniziare anche da piccolissimi. Bisognerebbe iniziare ad arginarlo a partire dalle famiglie e poi nelle scuole, proponendo testimonianze di vittime o anche di ex-bulli che si sono pentiti di quel che hanno fatto. Sono all’ultimo anno di laurea magistrale, in università, e sogno di fare il docente. Queste sono situazioni, che si originano anche tra i banchi e qui si deve iniziare ad attivarsi in maniera più concreta, per prevenire tali piaghe».
Lei come descriverebbe la condizione giovanile, oggi?
«Non è facilmente inquadrabile. Le difficoltà sono molte, occorre far fronte a problemi molto concreti, come gli affitti per gli studenti fuori sede, la precarietà, il caro-vita, usciamo da una pandemia e già viviamo con apprensione quel che avviene sul fronte russo-ucraino. Questo incide anche sulle idee future… È vero, abbiamo la tecnologia, che– se usata bene – è uno strumento pazzesco, in positivo, ma molte volte occorre affrontare tanti luoghi comuni e non è facile. Il giovane però sa essere anche un sognatore, è creativo, ha sempre quella parte di sé che lo spinge a reagire, vive una forte idealità. Quando capisce ciò che ha dentro, va per la propria strada. Bisogna smetterla di dire “i giovani sono il futuro”, perché i giovani sono il presente ed il loro contributo possono iniziare a darlo a partire da oggi. Questo incide anche (...)».
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