Alba Bonetti (Amnesty International): «Lottiamo per i diritti, anche in Italia»

20 SET 23
Ultimo aggiornamento: 20:0816 MAG 25
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«Amnesty International lavora così: documenta le violazioni dei diritti umani, mobilita l’opinione pubblica e fa pressione sui governi per promuovere il cambiamento nella vita delle persone. In concreto, in Iran, con una campagna forte e mirata, abbiamo ottenuto la liberazione dell’avvocata Nasrin Sotoudeh, detenuta da anni e in gravi condizioni di salute». Così Alba Bonetti, milanese, 58 anni, delinea i confini (e un grande risultato) entro cui agisce l’associazione conosciuta in tutto il mondo e della quale, proprio Bonetti, è da giugno presidente della sezione italiana.
Amnesty International è presente in 71 Paesi con 15 milioni di volontari, anche in Paesi dove non è possibile iscriversi alla nostra associazione. In Italia ci siamo dal 1975 con 92.000 donatori, 34.400 soci e 2.000 attivisti. Una sessantina i professionisti lavora negli uffici di Roma. Proprio in riferimento alla situazione italiana, Bonetti dice che «ci sono voluti quasi 30 anni per far entrare nella nostra legislazione il reato di tortura (e adesso viene rimesso in discussione). Nel 2001 la brutale repressione contro i manifestanti del G8 di Genova è stata definita da Amnesty il caso più grave di sospensione dei diritti civili e democratici dalla fine della Seconda guerra mondiale. Assistiamo a un uso sproporzionato della forza da parte delle forze di polizia in casi Di arresto e detenzione, che a volte provoca il decesso della persona fermata (Aldrovandi, Uva, Cucchi, Ferrulli, Magherini)». Non è per nulla controversa, invece, secondo Bonetti, «la campagna in favore di Julian Assange, «giornalista detenuto a Londra da una decina di anni che gli Stati Uniti stanno cercando di estradare per processarlo. Julian Assange ha fatto solo il suo dovere di giornalista investigativo rendendo disponibili 250.000 documenti secretati e rivelando crimini di guerra commessi dagli USA»...
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