La vita dell’edificio? Sono luce e persone

14 SET 23
Ultimo aggiornamento: 18:08 | 16 MAG 25
Immagine di La vita dell’edificio? Sono luce e persone
Il tempo è una dimensione ingannevole, scandita non tanto da dati oggettivi quanto dalla successione emotiva dei ricordi, vissuti come attualità nel momento in cui si richiamano e se ne parla. Così è dunque quando si cerca un “prima” per il Museo del violino e per le annesse Piazza Marconi e Piazza Sant’Angelo.
La storia è ampiamente documentata e narrata con dovizia di dati e di particolari che fanno di questa parte della città forse la sezione più significativa, dagli insediamenti romani agli orpelli edilizi degli anni ’60 fino alle più recenti trasformazioni: e non so perchè gli spazi e le pietre sembrano ancora in attesa di qualche rivolgimento, come se il tessuto urbano qui non si possa assumere come definitivo, e il passato sia lì a richiedere ancora altro, suoni e parole di una Cremona finalmente consapevole. Ma stiamo scivolando in una ipotesi di futuro che nulla ha a che vedere col disegno delle memorie che vogliamo tracciare (anche se non ne sono così sicuro).
Una voce interessantissima del prima è quella di Angelo Grandi, sacerdote e storico affabulatore che nel 1856 scrisse “Descrizione della Provincia e Diocesi cremonese”. Molte pagine sono usate per raccontare di questo pezzo di città, delle sue strade, dei suoi palazzi, delle chiese, dei conventi e delle preziosità che contenevano. E sono pagine di una incalzante anedottica, di interpretazioni anche controverse, di documenti e reperti che con una logica deambulante si aggirano nei vicoli e nelle stanze: un percorso così agitato e transdisciplinare che per tradurlo in immagini (e sarebbe impresa meravigliosa) le odierne tecnologie del virtuale cominciano a sembrare appropriate....
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