Fuggiti, ma senza lavoro

27 LUG 23
Ultimo aggiornamento: 18:06 | 16 MAG 25
Immagine di Fuggiti, ma senza lavoro
Tornata è un comune di 460 abitanti in provincia di Cremona, situato tra Bozzolo, Calvatone e Piadena. In questo minuscolo paese da qualche tempo vivono delle persone fuggite dall’Iran costrette ad emigrare per motivi politici e religiosi. Un trasloco forzato che ha portato una famiglia ad abbandonare un territorio bagnato dalle acque del Golfo Persico e Mar Arabico trasferendosi sulle rive dei nostri fiume Oglio e Po. Lasciando a Teheran tutti i propri averi, dalla casa all’automobile ai soldi in banca. Adesso, risiedono qui nel cremonese con un permesso di soggiorno per asilo politico della durata di cinque anni durante i quali possono svolgere qualsiasi attività. Il problema è proprio questo, che nessuno dei quattro componenti la famiglia, genitori e due figli, riesce a trovare un lavoro. «Quando sentono parlare di asilo politico le persone si spaventano, chissà che cosa temono e non ci assumono», racconta uno dei due figli, il 23enne Saman. Il capofamiglia, Nasreddia, 55 anni, addirittura è laureato in Ingegneria idraulica, un titolo di studio che non viene per ora riconosciuto in Italia. A parte le sue competenze tecniche, l’ingegnere sarebbe disposto a svolgere qualsiasi lavoro manuale, cosi come la moglie anche lei con in tasca una laurea ottenuta presso l’Università di Teheran. Saman, che frequenta l’Aselli di Cremona, e la sorella Saba, che di anni ne ha 25, rimangono pure loro in attesa di qualche chiamata lavorativa, che non arriva nonostante abbiano disseminato l’intero territorio di curriculum e molteplici richieste di assunzione. Gente semplice, disponibile e umile che non mette in mostra per niente il bagaglio culturale né i titoli di studio e quella certa agiatezza lasciata nel paese di Alì Khaemini. «Le nostre difficoltà nascono anche dall’assenza di trasporti. Qui a Tornata non c’è la ferrovia e il servizio del pullman a chiamata non sempre funziona. Qualcuno di noi ha la patente iraniana, ma è difficile convertirla in quella italiana», spiega la madre. «O meglio, si può ottenere - precisa il padre -, ma dopo un anno scade e non viene più riconosciuta. Un po’ come i nostri titoli di studio». Fino ad ora il nucleo famigliare ha potuto usufruire di un piccolo sostegno economico giornaliero godendo anche dell’alloggio, grazie a un paio di progetti di assistenza sociale usufruiti prima in un paese del bresciano e adesso qui a Tornata. Progetti che però adesso sono giunti a scadenza e che li costringeranno a lasciare la casa. «Ci spiegano che gli alloggi ora sono assegnati con diritto di precedenza a (...)».
LEGGI IL SERVIZIO COMPLETO SULL'EDIZIONE DI MONDO PADANO IN EDICOLA FINO A DOMENICA 20 AGOSTO, OPPURE ABBONANDOTI SU WWW.MONDOPADANO.IT