«Priorità? Estendere la contrattazione»

Il salario minimo è diventato un tema d’attualità per un’intesa raggiunta da tutti i partiti di opposizione (con Italia viva che si è chiamata fuori). Ma con una paga oraria minima decisa per legge, si risolve il problema? La riflessione di Dino Perboni, segretario della Cisl Asse del Po, porta l’analisi in un quadro più ampio e spinge anche a chiedersi se la battaglia per il salario minimo sia davvero la priorità o anche solo la strategia migliore. «La Cisl è favorevole al salario minimo - precisa Perboni - ma la questione retributiva per un lavoratore è molto più complessa di una semplice cifra. Partiamo dalla direttiva europea di alcuni mesi fa sul salario minimo. Faceva due considerazioni. Invitava tutti quei Paesi con larga fascia di settori non tutelata da contratti a fissare un salario minimo per legge. Invece, dove c’è una buona e sviluppata contrattazione collettiva - e faceva il caso dell’Italia, dove oltre l’80 per cento dei lavoratori usufruisce di un contratto collettivo firmato da Cgil, Cisl e Uil - chiedeva di estendere questo valore aggiunto della contrattazione ai settori non ancora coinvolti. Dunque, la direttiva va letta in questa logica: salario minimo per legge dove i settori sono privi di contrattazione e allargamento della contrattazione dei settori interessati dove, invece, c’è una buona contrattazione. Per di più, l’eventuale legge sul salario minimo non considera il salario complessivo che è quello che più ci interessa e nel quale sono comprese la previdenza integrativa, le ferie, la tredicesima e la quattordicesima, regolamentazione sui permessi formativi e sul diritto allo studio, regolamentazione sulla flessibilità e sul part time, sull’indennità di turno. C’è chi lavora la mattina, il pomeriggio e la notte. Il salario minimo deciso per legge potrebbe, al limite, togliere tutte le indennità e le aziende sarebbero comunque coperte dalla legge. Non credo sia il punto dove vogliamo arrivare».
Il salario minimo, dunque, non è la questione centrale?
«Il problema, in questo momento, non è tanto del salario minimo o del salario povero, quanto dei settori scoperti dalla contrattazione collettiva. Occorre che siano applicati quelli più affini quindi allargando la contrattazione e la rappresentanza. Basterebbero due righe del legislatore: «per tutti i settori affini, si applichino i contratti in vigore». Chiariamo i settori: quelli coperti dai contratti di collaborazione coordinata e continuativa, le false partite Iva, settori dove si utilizzano in maniera impropria gli stages, alcuni settori della logistica, alcune zone grigie per (...)».
«Il problema, in questo momento, non è tanto del salario minimo o del salario povero, quanto dei settori scoperti dalla contrattazione collettiva. Occorre che siano applicati quelli più affini quindi allargando la contrattazione e la rappresentanza. Basterebbero due righe del legislatore: «per tutti i settori affini, si applichino i contratti in vigore». Chiariamo i settori: quelli coperti dai contratti di collaborazione coordinata e continuativa, le false partite Iva, settori dove si utilizzano in maniera impropria gli stages, alcuni settori della logistica, alcune zone grigie per (...)».
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