Lavoro a favore dei bimbi di Campina: le ore le paga l'azienda

Una trentina di dipendenti della Pizzarotti di Parma, al lavoro in un cantiere autostradale nella zona di Bucarest, ha fatto alcune ore di volontariato alla Casa della speranza di Campina. La struttura, gestita da religiose, è d’aiuto a bambini in situazione di abbandono e di disagio. Da più di 20 anni è seguita dall’associazione Drum bum, guidata da don Pier Codazzi. Per queste ore di volontariato, passate a sistemare la cinta in legno, i dipendenti della Pizzarotti sono stati retribuiti come fossero in cantiere. Si chiama volontariato d’impresa ed è regolato da accordi sindacali di secondo livello. Sul nostro giornale ne abbiamo già parlato perché la notizia è stata rilanciata da Csv Lombardia sud. Ma l’iniziativa è partita in Emilia, dove si sta sviluppando con forza nelle province di Parma, Reggio e Piacenza.
«La prima esperienza risale al 2014 - racconta Clelia Bergonzani, responsabile dei rapporti con le aziende per il Csv Emilia – ed è stata una progettazione con la Chiesi farmaceutici, azienda di 1.500 dipendenti, seconda come dimensioni solo alla Barilla nella nostra zona. L’azienda voleva festeggiare il decennale con un’iniziativa che avesse una ricaduta positiva sul territorio e che, soprattutto, coinvolgesse i propri dipendenti». «Con un pizzico di incoscienza da parte nostra perché anche noi eravamo alla prima esperienza - prosegue Clelia – abbiamo preparato un progetto per 250 dipendenti ed è riuscito al di là delle aspettative. L’azienda ha proseguito nel cammino tracciato, concedendo quattro ore all’anno per ogni dipendente in una sorta di benefit aziendale, e in questi anni è intervenuta in diversi campi del volontariato: anziani, disabili, bambini, ambiente e accoglienza migranti. Nel 2019, per la stessa azienda, abbiamo raggiunto il coinvolgimento di 800 dipendenti. Poi è arrivato il Covid e lo smart working, ma in termini diversi, l’attività di volontariato è continuata».
Che considerazioni sono state fatte dopo queste prime esperienze?
«Un po’ tutti si sono accorti che il ritmo di lavoro in azienda, preclude la conoscenza di quel che succede fuori. E fuori c’è il mondo. Molte notizie arrivano dai media e dai social, ma le persone si rendono conto di conoscere molto superficialmente alcune realtà. Nei nostri test di controllo, alcuni li presentiamo questa settimana, abbiamo il 100 per cento di gradimento da parte dei lavoratori. Coinvolte, in modo particolare, le nuove generazioni, quelle che hanno tanti interessi anche al di fuori del mondo del lavoro e che scelgono un posto non solo in base allo stipendio. Di ritorno, per l’azienda, c’è anche un senso di appartenenza che viene da un apprezzamento di questa attività sociale».
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«Un po’ tutti si sono accorti che il ritmo di lavoro in azienda, preclude la conoscenza di quel che succede fuori. E fuori c’è il mondo. Molte notizie arrivano dai media e dai social, ma le persone si rendono conto di conoscere molto superficialmente alcune realtà. Nei nostri test di controllo, alcuni li presentiamo questa settimana, abbiamo il 100 per cento di gradimento da parte dei lavoratori. Coinvolte, in modo particolare, le nuove generazioni, quelle che hanno tanti interessi anche al di fuori del mondo del lavoro e che scelgono un posto non solo in base allo stipendio. Di ritorno, per l’azienda, c’è anche un senso di appartenenza che viene da un apprezzamento di questa attività sociale».
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