«Perché ergerere muri non è produttivo»

29 GIU 23
Ultimo aggiornamento: 18:05 | 16 MAG 25
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Nessuna crociata. Come dire... quando soffia un forte vento dobbiamo imparare a sfruttarlo, come sanno fare i mulini a vento, in termini positivi di cambiamento. Perché, sostiene Roberto Poli, direttore Dipartimento Salute Mentale e Dipendenze ASST Cremona, «ergere muri non è produttivo». E chi si occupa di Salute Mentale di “muri” ne sa qualcosa. Il mondo virtuale si evolve a «una velocità esponenziale - prosegue Poli - pensiamo, per esempio, anche all’intelligenza artificiale; si tratta di un’accelerazione che ci coglie un po’ di sorpresa e rispetto alla quale spesso è difficile tenere il passo, ma dobbiamo riuscire a gestire quest’onda imparando a cavalcarla». «Senza criminalizzare i social, e io men che meno: lo diciamo da anni sono strumenti di grande utilità, però...». Nella consapevolezza che il pericolo non è solo... fuori «sarebbe bene accompagnare i bambini e gli adolescenti nel mondo dell’online, proprio come facciamo per il mondo esterno». Apriamo una parentesi... Dottor Poli, come appaiono, gli “adulti-accompagnatori” attraverso la “lente dei social?”. «Sono anch’essi fortemente coinvolti nel mondo social, e spesso utilizzano un atteggiamento similare all’adolescente. Oggi si parla di “adultescenza”, siamo di fronte cioè a un adulto che in qualche modo non accetta la crescita ed è spesso alla ricerca di un rinforzo narcisistico legato all’apparenza». Sui social, ma non solo. «Il rapporto più sano, in realtà, è quando l’adulto fa l’adulto, il bambino fa il bambino e l’adolescente fa l’adolescente. C’è la tendenza, invece, a non accettare il passaggio, in un’epoca dominata dal mito dell’immortalità e dell’eterna giovinezza si è portati alla negazione della vecchiaia, della malattia e della morte».
A proposito del mito di immortalità... dal suo punto di vista cosa rappresenta per un adolescente una challenge; c’è qualcosa di paragonabile a quello che facevano le generazioni antecedenti?
«La challenge social è di fatto una sfida, qualcosa che esisteva già nell’era pre-internet: è la sfida dell’adolescente alle regole, al mondo adulto ed è anche una sfida alla morte perché nell’adolescente è insita questa contraddizione tra il senso di immortalità, da una parte, e la fragilità e le paure tipiche di quell’età, dall’altra. Mettersi in una situazione di pericolo e andare oltre i limiti è, da sempre, una caratteristica dell’adolescente, se ne serve per superare il vuoto lasciato dalla spensieratezza dell’infanzia: l’adolescente vive il turbamento di passare da un mondo in cui, in linea di massima, è stato amato e idolatrato dai genitori a un altro decisamente molto più complesso».  «Tornando alle Challenge social - continua Poli - è però (...)».
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