«Auto-controllo fallito»

Giovanni Ziccardi è professore di Informatica Giuridica all’Università degli Studi di Milano, dove coordina il Centro di Ricerca in Information Society Law.
La legge europea sui servizi digitali è entrata in vigore, ma ha ancora alcuni step da raggiungere. La ritiene un buon strumento di indirizzo e di controllo o ci sono dei punti ancora da chiarire?
«Sì, la normativa europea è entrata in vigore ma siamo in un momento, per così dire, di “transizione” o, meglio, di individuazione di step per la sua concreta attuazione. È normale, quando ci sono provvedimenti così complessi, lasciare un po’ di tempo alle aziende, ai cittadini e agli Stati per adattarsi al nuovo quadro. Il 2024 è visto infatti come l’anno in cui inizieranno in concreto ad attuarsi gli adempimenti previsti dal quadro normativo. Intanto, però, è necessario iniziare un processo di adeguamento che in molti casi può essere complesso. A me sembra, sulla carta, un buon strumento: molto ampio, equilibrato, che cerca di raggiungere obiettivi specifici non solo con riferimento ai grandi monopolisti dei vari mercati tecnologici (penso allo strapotere delle piattaforme) ma anche con riferimento alla protezione degli utenti adulti e dei minori pur stimolando lo sviluppo di nuovi servizi e di un mercato europeo più avanzato e solido. Rimangono molti punti da chiarire ma riguardano, appunto, l’applicazione pratica».
«Sì, la normativa europea è entrata in vigore ma siamo in un momento, per così dire, di “transizione” o, meglio, di individuazione di step per la sua concreta attuazione. È normale, quando ci sono provvedimenti così complessi, lasciare un po’ di tempo alle aziende, ai cittadini e agli Stati per adattarsi al nuovo quadro. Il 2024 è visto infatti come l’anno in cui inizieranno in concreto ad attuarsi gli adempimenti previsti dal quadro normativo. Intanto, però, è necessario iniziare un processo di adeguamento che in molti casi può essere complesso. A me sembra, sulla carta, un buon strumento: molto ampio, equilibrato, che cerca di raggiungere obiettivi specifici non solo con riferimento ai grandi monopolisti dei vari mercati tecnologici (penso allo strapotere delle piattaforme) ma anche con riferimento alla protezione degli utenti adulti e dei minori pur stimolando lo sviluppo di nuovi servizi e di un mercato europeo più avanzato e solido. Rimangono molti punti da chiarire ma riguardano, appunto, l’applicazione pratica».
Per questa legge si evidenziano commenti positivi, ma leggo anche: “Dicono che lo fanno per il nostro bene, in realtà si tratta di una censura”. L’idea che la Rete non sia sottoposta a controlli resiste da anni, mi sembra. Ha un fondo di verità? C’è una parte di Rete che resterà incontrollata?
«Le critiche che prospettano problemi di censura nella applicazione di norme che vanno a toccare l’ecosistema tecnologico non sono affatto prive di fondamento, e hanno il merito di mantenere alta l’attenzione. In tante parti del mondo, negli ultimi 25 anni, abbiamo avuto esempi di normativa “tecnologica” utilizzata per cercare di censurare contenuti e la voce di cittadini e attivisti. Del resto, quando si cerca di regolamentare il mondo dei “contenuti” il confine tra il fare qualcosa di utile e il generare censura è molto, molto labile. Si pensi al fenomeno dell’overblocking, ossia il fatto che le piattaforme preferiscano, nel dubbio, censurare e (...)».
«Le critiche che prospettano problemi di censura nella applicazione di norme che vanno a toccare l’ecosistema tecnologico non sono affatto prive di fondamento, e hanno il merito di mantenere alta l’attenzione. In tante parti del mondo, negli ultimi 25 anni, abbiamo avuto esempi di normativa “tecnologica” utilizzata per cercare di censurare contenuti e la voce di cittadini e attivisti. Del resto, quando si cerca di regolamentare il mondo dei “contenuti” il confine tra il fare qualcosa di utile e il generare censura è molto, molto labile. Si pensi al fenomeno dell’overblocking, ossia il fatto che le piattaforme preferiscano, nel dubbio, censurare e (...)».
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