«Contrari, ma serve una proposta»

22 GIU 23
Ultimo aggiornamento: 18:05 | 16 MAG 25
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Per il Pd la riforma della Giustizia è una sorta di «già e non ancora»: la celebre formula, che san Paolo utilizzò in senso escatologico, nel caso del testo elaborato dal ministro Nordio ha invece un valore schiettamente politico, come spiega il segretario provinciale del Partito Democratico, Vittore Soldo.
Il Pd non boccia, ma nemmeno promuove la riforma della Giustizia…?
«La riforma parte da presupposti che potrebbero essere condivisibili, ma è la sintesi trovata nel testo di legge proposto e le modalità, che non raccolgono il nostro favore: le storture della giustizia italiana, i tempi lunghi e l’uso “strumentale” delle intercettazioni fanno sì che ci possa essere un terreno di confronto sul quale lavorare in ascolto reciproco, ma bisogna dare tempi e modi, perché questo confronto prenda forma e questo lo decide il Governo, non la controparte».
Cosa vi piace e cosa no?
«I punti salienti sono l’abolizione del reato di abuso d’ufficio, una trasformazione del sistema delle intercettazioni e di quello delle custodie cautelari, per trasferirne la competenza «ad un organo collegiale». Per superare questi punti servirebbe che in Parlamento e nelle commissioni preposte si aprisse un confronto vero. Servirebbe anche che il confronto si aprisse nel Paese e nei suoi corpi intermedi, nei partiti a livello territoriale, dovrebbe essere il punto d’incontro e di contatto tra politica e cittadini. Del resto, di questi tre temi salienti abbiamo avuto modo di vedere limiti e opportunità senza mai arrivare ad una sintesi, che ci permettesse di superare le storture e i riflessi generati»....
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