«Questo non è il Bronx, ma il razzismo cresce»

30 MAR 23
Ultimo aggiornamento: 18:00 | 16 MAG 25
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Uno dei quartieri più periferici di Cremona, dove risiede circa il 3% della popolazione cittadina e si concentrano oltre 20 diverse nazionalità: questo è il volto del Cambonino, zona in cui l’edilizia residenziale pubblica ha una parte molto importante. Negli anni è stato teatro di numerose vicissitudini, tra cui il più grave l’omicidio del 2021, proprio nelle case popolari. Si parla anche di atti vandalici, schiamazzi, disturbo della quiete pubblica, abbandono di rifiuti. Tra le criticità emerse nel corso delle ultime assemblee di quartiere, la gestione della raccolta dei rifiuti nei condomini Aler, la gestione del verde pubblico, la velocità dei mezzi lungo viale Cambonino, la scarsa manutenzione dei marciapiedi.
Eppure, il Cambonino non è quel “quartiere Bronx” che molti pensano, almeno secondo Paola Tacchini, vice presidente del Comitato di Quartiere. «Anche in presenza di case popolari, che possono creare momenti di criticità, non è mai mancata la voglia, da parte dei residenti, di cercare di risolverli. E il Comitato su questa partita è molto attivo. La presenza delle scuole, Lacchini e Miglioli, ha favorito l’integrazione tra le mamme, che trovandosi a prendere i figli scambiano sempre qualche parola».
La pandemia, però, ha imposto un freno notevole al processo di integrazione. «Tutto è cambiato in peggio», spiega Tacchini. «Sono venuti meno molti momenti di aggregazione. Un tempo si organizzavano incontri in cascina, che univano noi mamme di tutte le nazionalità, facevamo lavori insieme, si era creato qualcosa. Invece ora l’oratorio è chiuso perché non c’era utenza e quei pochi che frequentavano si sono spostati altrove. E non si fanno più iniziative»...
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