Gli anni formidabili di Miglioli e Pistapuce

23 MAR 23
Ultimo aggiornamento: 18:00 | 16 MAG 25
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Era tutto un altro mondo, tutto un altro calcio, quando il ventiquattro marzo del novecentotré è nata la Cremo. Il giorno prima, un certo Wilbur Wright insieme a suo fratello Orville aveva registrato il brevetto per una strana macchina volante più pesante dell’aria, sì figurati. Quanto al gioco del football, l’area di rigore era stata inventata appena qualche mese prima, e il portiere poteva ancora giocare con le mani in tutta la sua metà campo.
In Italia il football lo avevano portato già sul finire del secolo prima gli inglesi, ma di quelli dalle parti di non ne capitavano nemmeno per sbaglio, e allora abbiamo dovuto fare da noi. Anche se all’inizio le passioni degli sportsmen cremonesi si focalizzavano su bicicletta scherma ginnastica e sollevamento pesi, assai più che sul gioco che si faceva con quel pallone di cuoio dalla forma vagamente sferica e così pesante che se pioveva ogni colpo di testa era un trauma cranico.
E insomma in quei giorni nessuno poteva sospettare che l’Unione Sportiva nei suoi primi centoventi anni avrebbe giocato tremilasettecentoquarantasei partite ufficiali di pallone (le ho contate dato che, da buon pensionato, ho tanto tempo e, come direbbe Guccini, anche il lusso di sprecarlo), tenendo compagnia a sei generazioni di cremonesi.
Chi ha la mia età o giù di lì, e ha avuto la fortuna di avere un papà che lo portava allo stadio da piccolo, si ricorda quando lo Zini era un ferro di cavallo fatto di tribuna (quasi identica a quella di adesso, compresa la scomodità della tribuna stampa che in occasione di un’amichevole col Milan strappò qualche commento non proprio lusinghiero a Gianni Brera), distinti (parecchio più spartani di adesso) e curva in terra battuta dalla parte di via Persico. (...)