«Con noi in campo, immigrazione con minor impatto»

16 MAR 23
Ultimo aggiornamento: 18:01 | 16 MAG 25
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L’accoglienza diffusa ventilata dal prefetto, Corrado Conforto Galli, nel corso delle varie riunioni fatte con i sindaci del territorio, è la strategia migliore per gestire i flussi di migranti in arrivo? Diversi sindaci del territorio ne sono convinti, e hanno risposto positivamente alla richiesta di cercare soggetti privati che fossero disponibili a fornire appartamenti e altre strutture per accogliere i prossimi arrivi.
«Purtroppo, come Comune non ho ho potuto mettere a disposizione spazi, perché non ne ho di liberi», spiega il sindaco di Gerre de’ Caprioli, Michel Marchi. «Ho un appartamento Aler che è in fase di ristrutturazione, ma sarà pronto a fine anno, e uno che deve essere liberato prossimamente, ma anch’esso necessita poi di lavori. Siamo in una fase storica in cui anche i bisogni già presenti sul territorio vanno soddisfatti, e non ne mancano mai. Avevo un altro alloggio libero fin a 4 mesi fa ma un allontanamento familiare con un minore mi ha indotto a dover ricollocare madre e figlia». Insomma, anche di fronte alla disponibilità, per i Comuni non è certo semplice trovare delle collocazioni. Anche se, secondo Marchi, «il concetto generale espresso dal prefetto, di gestire una rete più diffusa possibile per dare un aiuto consistente a queste persone, è più che mai  condivisibile. Mentre ritengo che l’idea di un grande contenitore sia rischiosa, perché può portar a delle ripercussioni sociali. Basti pensare all’hotel Hermes, che ospita minori non accompagnati: per loro è traumatico trovarsi chiusi li, al di fuori del contesto cittadino. Stesso discorso varrebbe... (...)».
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