«Accoglienza diffusa, unica soluzione»

I continui sbarchi di migranti sulle coste italiane stanno mettendo a dura prova la capacità di accoglienza dei territori, compreso quello cremonese: solo nell’ultimo mese sono arrivati nella nostra provincia ben 70 richiedenti asilo, mentre sono complessivamente 564 quelli ospitati. Numeri che preoccupano a fronte di un sistema quasi saturo: sono solo una cinquantina, ancora, i posti liberi. Insomma, basterebbe un mese come quello appena trascorso per andare a trovarsi in una situazione piuttosto complessa. A questo proposito il prefetto di Cremona, Corrado Conforto Galli, ha messo le mani avanti, iniziando già da diverse settimane a interloquire con le istituzioni civili e religiose, per cercare nuovi contesti abitativi, con un principio di base: quello dell’accoglienza diffusa. I tempi sono stretti, e le esigenze ormai impellenti.
«Stiamo registrando flussi migratori molto superiori allo stesso periodo dello scorso anno. Soprattutto se consideriamo che normalmente in inverno si registrava una flessione negli arrivi: sfruttavamo quei mesi per individuare le strutture di accoglienza e per prepararci al periodo primaverile ed estivo che è sempre stato quello più interessato dagli arrivi. Quest’anno, invece, già dall’autunno ci eravamo accorti che gli arrivi non si erano arrestati, e da un mese a questa parte si stanno registrando numeri molto consistenti. Ne consegue un rapido esaurimento dei posti di accoglienza». (...)
«Stiamo registrando flussi migratori molto superiori allo stesso periodo dello scorso anno. Soprattutto se consideriamo che normalmente in inverno si registrava una flessione negli arrivi: sfruttavamo quei mesi per individuare le strutture di accoglienza e per prepararci al periodo primaverile ed estivo che è sempre stato quello più interessato dagli arrivi. Quest’anno, invece, già dall’autunno ci eravamo accorti che gli arrivi non si erano arrestati, e da un mese a questa parte si stanno registrando numeri molto consistenti. Ne consegue un rapido esaurimento dei posti di accoglienza». (...)
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