«Serve positività e l’entusiasmo di tutti»

Un progetto più forte di tutto. Più delle avversità, più dei perché, più dei dubbi. «La mia vicenda personale la conoscono tutti. Diciamo che sono stato sfortunato da una parte ma fortunato dall’altra. Sì, certo, serve tanta determinazione e anche un po’ di fortuna; serve non guardare solo alle difficoltà ma, anzi, provare a rilanciare sempre. Lo dovevo fare per tanti motivi... miei personali e anche per mio figlio Sebastiano, il più grande: volevo testimoniargli che di fronte alle difficoltà ci si può chiudere e rinunciare oppure si può ripartire e noi abbiamo fatto così».
Passo dopo passo, si erge su queste fondamenta Cr2 Sinapsi, il Centro riabilitativo ricreativo che sta nascendo all’interno del Parco del Morbasco con lo scopo di dare una risposta “multidisciplinare” ai minori con patologie complesse e con disturbi legati al neurosviluppo ma anche alle loro famiglie che potranno, così, beneficiare di una presa in carico integrata e globale. Qualche giorno fa la posa della prima struttura in acciaio. Un atto simbolico ma carico di significato.
Un’impresa che ha dello straordinario come tutte le opere “visionarie”.
Filippo Ruvioli è l’anima del progetto ed è il papà di Orlando, il bambino dal quale, in fondo, tutto ha avuto inizio, quando ancora c’era Silvia, la mamma prematuramente scomparsa: «Orlando ha una malattia genetica rara e non è curabile. Non possiamo pensare di avere la soluzione per Orlando. Però la cura è una cosa, prendersi cura è tutt’altra cosa. Prendersi cura di Orlando e della sua famiglia - continua Ruvioli - significa far crescere la speranza nelle altre famiglie come quella di Orlando che ci sia la prospettiva di un benessere per il figlio e per chi gli è vicino. Vuol dire far crescere una collettività, in questo caso Cremona, rispetto alle esigenze di certe fragilità».
E l’idea del figlio ritorna anche in forma di metafora. Perché questo centro è pari a un figlio che crescendo, pur senza tagliare le radici, si stacca e prende il volo. «C’era la necessità di “spersonalizzare” il progetto - spiega ancora Ruvioli -. Inizialmente tante persone che non lo conoscevano hanno pensato che questa fosse la “casa di Orlando” o la “Casa dell’Associazione Occhi Azzurri”. Il 24 gennaio scorso invece siamo diventati Fondazione, quindi ora tutto quanto è legato a questa iniziativa è di proprietà della Fondazione Occhi Azzurri: tutte le risorse che entrano in questo progetto serviranno per raggiungere gli obiettivi che ci siamo prefissati. Perché questa non è casa mia, o di Orlando. Poi magari saremo fortunati e anche Orlando potrà beneficiarne ma il centro andrà a vantaggio di tutte le famiglie come la mia, e quindi di tutta la comunità».
Passo dopo passo, si erge su queste fondamenta Cr2 Sinapsi, il Centro riabilitativo ricreativo che sta nascendo all’interno del Parco del Morbasco con lo scopo di dare una risposta “multidisciplinare” ai minori con patologie complesse e con disturbi legati al neurosviluppo ma anche alle loro famiglie che potranno, così, beneficiare di una presa in carico integrata e globale. Qualche giorno fa la posa della prima struttura in acciaio. Un atto simbolico ma carico di significato.
Un’impresa che ha dello straordinario come tutte le opere “visionarie”.
Filippo Ruvioli è l’anima del progetto ed è il papà di Orlando, il bambino dal quale, in fondo, tutto ha avuto inizio, quando ancora c’era Silvia, la mamma prematuramente scomparsa: «Orlando ha una malattia genetica rara e non è curabile. Non possiamo pensare di avere la soluzione per Orlando. Però la cura è una cosa, prendersi cura è tutt’altra cosa. Prendersi cura di Orlando e della sua famiglia - continua Ruvioli - significa far crescere la speranza nelle altre famiglie come quella di Orlando che ci sia la prospettiva di un benessere per il figlio e per chi gli è vicino. Vuol dire far crescere una collettività, in questo caso Cremona, rispetto alle esigenze di certe fragilità».
E l’idea del figlio ritorna anche in forma di metafora. Perché questo centro è pari a un figlio che crescendo, pur senza tagliare le radici, si stacca e prende il volo. «C’era la necessità di “spersonalizzare” il progetto - spiega ancora Ruvioli -. Inizialmente tante persone che non lo conoscevano hanno pensato che questa fosse la “casa di Orlando” o la “Casa dell’Associazione Occhi Azzurri”. Il 24 gennaio scorso invece siamo diventati Fondazione, quindi ora tutto quanto è legato a questa iniziativa è di proprietà della Fondazione Occhi Azzurri: tutte le risorse che entrano in questo progetto serviranno per raggiungere gli obiettivi che ci siamo prefissati. Perché questa non è casa mia, o di Orlando. Poi magari saremo fortunati e anche Orlando potrà beneficiarne ma il centro andrà a vantaggio di tutte le famiglie come la mia, e quindi di tutta la comunità».
Ruvioli, torniamo alla posa simbolica del primo palo in acciaio... Sarà stato emozionante...
«Diciamo che in qualche modo è il coronamento di un lavoro lungo e articolato. E’ ancora presto per parlare di felicità, ma diciamo che l’emozione più grande è la soddisfazione di essere arrivati fin qui...
«Diciamo che in qualche modo è il coronamento di un lavoro lungo e articolato. E’ ancora presto per parlare di felicità, ma diciamo che l’emozione più grande è la soddisfazione di essere arrivati fin qui...
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