«Estratti dalle macerie i mie cugini: più niente da fare...»

«Mio fratello è già partito, io ci andrò non appena torna. La nostra casa ha subito dei danni, ma non è crollata. Le case si riparano, ma chi è rimasto sotto le macerie è perduto». Alì gestisce il Kebab di corso Garibaldi, a pochi passi da sant’Agata. «Non credo che quelli che parlano di ritardi nei soccorsi - spiega - si siano resi conto dell’entità del sisma. Io sono di Kaharamanmaras, nella provincia di Pazaarck, dove c’è stato il primo colpo: una scossa di 7.7. Nelle 28 ore seguenti, non più con epicentro da noi ma nelle zone vicine, ci sono state altre 4 movimenti tellurici: uno di 7.6 scala Richter, due attorno a 6.0 e un’ultima di 5.8. Nella zona ci sono 10 grandi città. Adana sfiora i 3 milioni di abitanti, Gaziantep ne ha 1,8 milioni ed è più grande di Milano. Ecco, pensate a 10 città come Milano sottoposte a 5 scosse fortissime. Come si può pensare a soccorsi immediati?».
Mehmet Onder, gestisce il Kebap di via Ghisleri, a due passi dalla Esselunga. Sui soccorsi ha qualcosa da dire. «Io sono di Adiyaman, verso la zona di confine con la Siria. Sono vivi i miei parenti più stretti. Ma ieri hanno estratto dalle macerie i miei cugini e non c’era più niente da fare. I soccorsi sono arrivati in grave ritardo per colpa del prefetto della zona che, nel primo report alle autorità centrali dopo il sisma, ha definito la situazione non allarmante. Invece, lo era. Purtroppo, non è lo stesso scavare tra le macerie il giorno dopo e farlo al quarto giorno. Tutte le informazioni le abbiamo attraverso i social, i resoconti dei telegiornali non sono attendibili». «Non mi sento però - specifica Mehmet - di dare la colpa al governo per il ritardo nei soccorsi. Non avrei paura a dire qualcosa contro il presidente Erdogan se fosse necessario. Ma in questo momento non mi sembra giusto farlo: a parte quel prefetto, le autorità hanno agito secondo le informazioni che avevano e in condizioni difficili, sia per la vastità del territorio da soccorrere che per le condizioni meteorologiche». (...)
Mehmet Onder, gestisce il Kebap di via Ghisleri, a due passi dalla Esselunga. Sui soccorsi ha qualcosa da dire. «Io sono di Adiyaman, verso la zona di confine con la Siria. Sono vivi i miei parenti più stretti. Ma ieri hanno estratto dalle macerie i miei cugini e non c’era più niente da fare. I soccorsi sono arrivati in grave ritardo per colpa del prefetto della zona che, nel primo report alle autorità centrali dopo il sisma, ha definito la situazione non allarmante. Invece, lo era. Purtroppo, non è lo stesso scavare tra le macerie il giorno dopo e farlo al quarto giorno. Tutte le informazioni le abbiamo attraverso i social, i resoconti dei telegiornali non sono attendibili». «Non mi sento però - specifica Mehmet - di dare la colpa al governo per il ritardo nei soccorsi. Non avrei paura a dire qualcosa contro il presidente Erdogan se fosse necessario. Ma in questo momento non mi sembra giusto farlo: a parte quel prefetto, le autorità hanno agito secondo le informazioni che avevano e in condizioni difficili, sia per la vastità del territorio da soccorrere che per le condizioni meteorologiche». (...)
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