«Quando nel lager recitò la sua Favola di Natale»

«In prigionia anche i colori sono una favola, perché nel lager tutto è bigio e il cielo, se una volta è azzurro, o se un rametto si copre di verde sono cose di un altro mondo. Anche la realtà presente diventa nostalgia. Per questo uomini maturi trovarono naturale che io, per Natale, raccontassi loro una favola…»: con queste parole Giovannino Guareschi, il “papà” degli indimenticabili personaggi del suo Mondo Piccolo, cercò di allietare a sé stesso ed agli altri detenuti quel Natale 1944, mentre si trovava recluso «in un campo di concentramento del Nordovest germanico».
Ma celebre, grazie ai film, è divenuto anche il presepe davanti al quale, pur con ironia, si fermarono commossi don Camillo e Peppone. Per saperne di più in merito, abbiamo interpellato Alberto, il figlio di Giovannino Guareschi.
Ma celebre, grazie ai film, è divenuto anche il presepe davanti al quale, pur con ironia, si fermarono commossi don Camillo e Peppone. Per saperne di più in merito, abbiamo interpellato Alberto, il figlio di Giovannino Guareschi.
Allora, com’era il Natale in casa Guareschi?
«Ho passato con la famiglia al completo tutti i Natali della mia vita tranne quelli del periodo in cui mio padre venne internato nei Lager tedeschi, quello in cui venne “internato” nel “Lager” italiano [quando fu incarcerato dopo il processo De Gasperi, dal 1954 al 1955 – NdA] e quello in cui io fui ufficiale di picchetto durante il servizio militare. Dei due Natali di guerra non posso ricordarmi, ero troppo piccolo, ma degli altri due ho un ricordo vivissimo, perché, nonostante la famiglia non fosse riunita al completo, ci siamo sentiti vicini e uniti più che mai».
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«Ho passato con la famiglia al completo tutti i Natali della mia vita tranne quelli del periodo in cui mio padre venne internato nei Lager tedeschi, quello in cui venne “internato” nel “Lager” italiano [quando fu incarcerato dopo il processo De Gasperi, dal 1954 al 1955 – NdA] e quello in cui io fui ufficiale di picchetto durante il servizio militare. Dei due Natali di guerra non posso ricordarmi, ero troppo piccolo, ma degli altri due ho un ricordo vivissimo, perché, nonostante la famiglia non fosse riunita al completo, ci siamo sentiti vicini e uniti più che mai».
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