I giovani rilanciano "No Spreco". Adesso anche libri e vestiti

15 DIC 22
Ultimo aggiornamento: 20:1414 GIU 26
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Mercoledì, ore 18.32, cortile dell’Arci in via Speciano. Una signora nordafricana, sorridente, si avvicina a uno dei 3 tavoli pieni di frutta e verdura. Dietro al banco Anna, Caterina e Davide. È lui che declama: Signore, abbiamo banane, banane e banane. Tante banane, in effetti. Ma ci sono anche arance, pere, cachi, uva in abbondanza e tra la verdura: carciofi, zucchine, pomodori, catalogna e cavolfiore. Alcune buste di insalata, controllata la scadenza, vengono messe da parte. Una decina le persone che si servono. Tutte ringraziano. Chi è stato oggi il fruttivendolo più generoso? «Quello di porta Romana – risponde Caterina – ma quasi ci obbligava a dire: forza Marocco!».
Sono passati 5 anni da quel 13 novembre 2017 quando, alla chiesa del Foppone, venne presentato il progetto No spreco. Con l’appoggio di don Antonio Pezzetti e di Cristiano Beltrami, partiva un’iniziativa innovativa studiata da Diana Afman. Affrontava un problema già percepito, quello dello spreco alimentare, sfruttando le opportunità della legge Gadda che consente un recupero fiscale ai commercianti che donano.
Diana Afman è ancora oggi la responsabile. Soddisfatta del lavoro svolto finora? «Sono molto contenta, lo spirito è sempre di quel giorno di sant’Omobono del 2017 e più che al lavoro che abbiamo già fatto penso a quello che potremo fare». Ormai viene spontaneo classificare il 2017 come “prima della pandemia”. «La pandemia ci ha fortemente condizionato, soprattutto con la chiusura dei negozi di vicinato, sui quali facevamo affidamento. Abbiamo perso anche dei volontari e quelli che erano rimasti, anziani, non se la sentivano di riallacciare i rapporti con i negozianti. Eravamo persino incerti sulle prospettive. Poi è venuto un gruppo di giovani, sensibili al problema del No spreco che con idee ed entusiasmo ha rilanciato tutto il progetto. Tanto che siamo arrivati ad allargare la nostra prospettiva chiedendoci se il non spreco fosse solo alimentare. Abbiamo pensato ai vestiti e ai libri e ci siamo già mossi con le prime iniziative». (...)
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