Paesaggio urbano, una guida difficile

Poche settimane fa si è svolto a Santa Monica un convegno per la presentazione delle nuove “Linee guida della Commissione paesaggio del Comune di Cremona”. Grande l‘aspettativa per i temi trattati, anche in seguito ai bei discorsi fatti da alcuni partecipanti in occasione della commemorazione di Massimo Terzi, già presidente della stessa commissione. In effetti interessante il simposio, con la esplicitazione di alcune esperienze in corso e avviato con il consueto ottimismo dell’introduzione del Sindaco.
In effetti punti di notevole interesse sono emersi, anche con impronte metodologiche che sapevano coniugare rigore e innovazione all’interno di complessi processi di ricerca.
Perchè, è bene dirlo subito, dare un indirizzo agli interventi di trasformazione di un territorio urbano e paraurbano come quello di Cremona vuol dire essere in grado di ipotizzare strumenti e soluzioni per una vitale strategia del futuro della città; vuol dire anche che ogni affermazione è frutto di studi complessi, senza retorica e senza pregiudizi, di pratiche consapevoli, di confronti veri (meglio se pubblici e non troppo riservati). Quasi ogni parte del mondo si sta cimentando in questa direzione, ma è ovvio che il centro dell’interesse è l’Italia per la compresenza di tutte le variabili dell’idea di paesaggio.
In sostanza è un’enorme riflessione sul progetto, inteso non come banale pratica edilizia, una riflessione sul senso dell’architettura e sulla consapevolezza della contemporaneità anche dei tessuti storici. E questa riflessione è di grande delicatezza nella nostra città, in cui, per motivi che non indaghiamo in questa sede, il contemporaneo è quasi sempre di discutibile qualità espressiva ed efficacia ambientale, passando dalla sciatteria compositiva a qualche episodio di ridondante autoreferenzialità....
In effetti punti di notevole interesse sono emersi, anche con impronte metodologiche che sapevano coniugare rigore e innovazione all’interno di complessi processi di ricerca.
Perchè, è bene dirlo subito, dare un indirizzo agli interventi di trasformazione di un territorio urbano e paraurbano come quello di Cremona vuol dire essere in grado di ipotizzare strumenti e soluzioni per una vitale strategia del futuro della città; vuol dire anche che ogni affermazione è frutto di studi complessi, senza retorica e senza pregiudizi, di pratiche consapevoli, di confronti veri (meglio se pubblici e non troppo riservati). Quasi ogni parte del mondo si sta cimentando in questa direzione, ma è ovvio che il centro dell’interesse è l’Italia per la compresenza di tutte le variabili dell’idea di paesaggio.
In sostanza è un’enorme riflessione sul progetto, inteso non come banale pratica edilizia, una riflessione sul senso dell’architettura e sulla consapevolezza della contemporaneità anche dei tessuti storici. E questa riflessione è di grande delicatezza nella nostra città, in cui, per motivi che non indaghiamo in questa sede, il contemporaneo è quasi sempre di discutibile qualità espressiva ed efficacia ambientale, passando dalla sciatteria compositiva a qualche episodio di ridondante autoreferenzialità....
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