La cura è prima di tutto un fatto di comunità

13 OTT 22
Ultimo aggiornamento: 19:5316 MAG 25
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Ricerca scientifica, legislazione, finanziamenti, istituzioni, regole e organizzazione del Terzo Settore: sono argomenti interconnessi – talvolta con complicazioni burocratiche - nonché pilastri che correggono lo stesso ponte. Nessuno di essi può bastare a sé stesso e tutti concorrono al medesimo obiettivo. È ciò che si è discusso, ieri mattina, all’Università Cattolica di Cremona, durante il convegno “La filiera dei servizi per la qualità di vita delle persone con disabilità”. Paolo Segata, presidente della cooperativa cremonese Società Dolce, anticipa la conduzione di Stefano Arduini, direttore di Vita Magazine: «Dopo lo shock della pandemia abbiamo tratto un grande insegnamento: ci servirà per ripristinare, entro il 2023, una condizione di normalità. Come prima finalità ci siamo prefissi di implementare un accesso più fluido dei servizi – anche attraverso un uso più diffuso delle nuove tecnologie - e includendo sempre di più i familiari o i cosiddetti caregiver, i portatori di cure». Il primo cittadino, Gianluca Galimberti, tratteggia una sintesi di ciò che verrà sviluppato negli interventi successivi: dove ha origine la prima filiera dei servizi per le persone disabili? Nasce innanzitutto dalla comunità, ancor prima della realtà socio-sanitaria. Se la rete di relazioni di una città è frammentata o caratterizzata da individualismi questa filiera è costretta a superare ostacoli e complicazioni. C’è un aspetto sincronico e uno diacronico: la vita del disabile deve essere valutata nella sua evoluzione temporale e dev’essere affrontata in modo dinamico. (...)
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