«Politici su Tik Tok? Sono "agé" e poco credibili»

Per la prima volta in Italia, al voto politico, il prossimo 25 settembre si presenterà la cosiddetta “Generazione Z”, i cosiddetti “Centennials” o “Post-Millennials”, coloro, per intenderci, che sono cresciuti nutrendosi di Internet e social. Un vero e proprio ricambio generazionale nel linguaggio e nel modo di far politica, potenzialmente in grado di sorprendere. O di deludere? Lo chiediamo al prof. Mauro Ferrari, sociologo e docente di progettazione sociale presso la Scuola Universitaria Professionale della Svizzera Italiana.
Professore, cosa dobbiamo attenderci?
«Questa è una bella sfida! Molti leader politici e molti partiti si sono avventurati sui nuovi social come Tik Tok, che dilaga tra gli adolescenti. L’aspetto che trovo molto interessante, ma per certi aspetti anche inquietante, è che la “Generazione Z” è molto distante rispetto ai temi della politica, con luci ed ombre. Ci sono alcuni giovani che partecipano a movimenti tipo <+S CORSIVO>Fridays for Future<+S TONDO>, ma la stragrande maggioranza degli altri, anche a causa dei due anni di pandemia trascorsi, è stata fagocitata dai social e quindi è poco incline alla partecipazione, ai momenti di presenza fisica e di attivismo. I corpi sono più immaginati su sfondi virtuali che non in piazza, come forse erano invece più avvezze le generazioni precedenti». (...)
«Questa è una bella sfida! Molti leader politici e molti partiti si sono avventurati sui nuovi social come Tik Tok, che dilaga tra gli adolescenti. L’aspetto che trovo molto interessante, ma per certi aspetti anche inquietante, è che la “Generazione Z” è molto distante rispetto ai temi della politica, con luci ed ombre. Ci sono alcuni giovani che partecipano a movimenti tipo <+S CORSIVO>Fridays for Future<+S TONDO>, ma la stragrande maggioranza degli altri, anche a causa dei due anni di pandemia trascorsi, è stata fagocitata dai social e quindi è poco incline alla partecipazione, ai momenti di presenza fisica e di attivismo. I corpi sono più immaginati su sfondi virtuali che non in piazza, come forse erano invece più avvezze le generazioni precedenti». (...)
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