Osvaldo Murri: «Il Pata negra? Meglio il Bettella stagionato 10 anni e le acciughe di Cetara»

14 LUG 22
Ultimo aggiornamento: 21:2017 GIU 26
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La voglia di gridare “basta” a questa farsa è veramente tanta e, diciamolo subito, l’esternazione di Briatore all’apertura del nuovo locale “Crazy Pizza” ha innescato un vortice pubblicitario pazzesco e a costo zero. Nessuna contestazione a tutto questo, ognuno a casa sua fa quello che più gli aggrada, ma quello che eticamente può essere criticato, pacatamente e civilmente, sono alcuni riferimenti che starebbero alla base di questa “novità” imprenditoriale del “Crazy Pizza”.
La prima è quella dell’Italianità della Pizza piuttosto che la Napoletanità. Premesso che Napoli sta in Italia e che la pizza napoletana è altrettanto italiana ed è conosciuta ed imitata da sempre in tutto il mondo, proporre come CRU la pizza con il Patanegra non è il massimo dell’italianità. Vorrei ricordare che questo è un prosciutto iberico tipicamente spagnolo e non italiano. Così le acciughe del cantabrico (ossia quella porzione di Oceano Atlantico situato tra il nord della Spagna e il sud-ovest della Francia), come si sa, non sono acciughe del patrimonio ittico italiano. Quindi la farcitura della pizza ognuno la realizza come vuole. Potremmo dire che si poteva proporre un prosciutto crudo italiano, ad esempio quello di “Bettella” da maiale tranquillo, stagionatura di 10 anni, morbido e profumato e così per le acciughe usare quelle di Cetara (prodotte in Costiera Amalfitana) e via di seguito...
Osvaldo Murri
Giornalista enogastronomico
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