La democrazia va sempre alimentata

Buongiorno a tutti.
Rivolgo a tutte le Autorità presenti ed a tutti gli ospiti intervenuti i miei migliori auguri per questa Festa della Repubblica.
Sono particolarmente lieto ed onorato di celebrare oggi, accanto a Voi, la ricorrenza del 2 giugno, in cui commemoriamo il 76° anniversario della Fondazione della nostra Repubblica.
Io non vorrei limitarmi a sottolineare il significato storico di questo avvenimento, ma cercare di delineare cosa ancora oggi ci lega a quel 2 giugno del 46, quando, come tutti noi sappiamo, con il Referendum istituzionale, il popolo italiano fu chiamato a pronunciarsi direttamente sulla forma istituzionale (monarchia o repubblica) dello Stato italiano.
Innanzitutto, la nascita della Repubblica ha consentito di riaffermare i principi di libertà e di democrazia, di uguaglianza e di solidarietà reciproca, che sono ancora oggi a fondamento del nostro Stato.
Il 2 giugno 1946 – altro fattore di straordinario cambiamento, spesso dimenticato – segna anche la data che ha sancito la parità civile tra uomini e donne, con la chiamata alle urne, per la prima volta nella storia nazionale, di tutte le donne.
Forse oggi, nel relativismo diffuso, nella disaffezione generalizzata che si registra verso tante forme di impegno civico, nell’indifferenza imperante che sembra permeare vasti strati della nostra società, tendiamo spesso a dimenticare queste conquiste, a darle per scontate, a non cogliere appieno che la Repubblica Italiana ha radici forti e salde che affondano nella consapevolezza dell’importanza della libertà e della democrazia.
Oggi, 2 giugno 2022, la ricorrenza assume, tuttavia, un ulteriore significato, legato evidentemente alla concomitanza con una fase storica emergenziale, quella pandemica, che ha messo a durissima prova l’intera comunità nazionale, colpendo in maniera particolarmente dolorosa anche la nostra provincia e che ha sacrificato uno degli aspetti centrali del nostro vivere quotidiano: la dimensione sociale, i contatti, le relazioni.
Ora sembra essere finalmente arrivato il momento di ripartire, riprendendo, – lentamente e con pazienza – un cammino di progressivo ritorno alla normalità e alla vita.
Mi piace, quindi, pensare che la Festa della Repubblica assuma oggi un valore simbolico ulteriore, che possa essere un significativo segnale di ripartenza dopo il doloroso periodo della pandemia e, al tempo stesso, segnare un momento di vicinanza corale delle Istituzione ai cittadini.
In quest’ottica, abbiamo previsto - grazie alla collaborazione del comune di Cremona nell’organizzazione di questa cerimonia, che ringrazio sentitamente - il coinvolgimento di tutte le Istituzioni che concorrono alla sicurezza pubblica: dalle Forze di Polizia, statali e locali, alle Forze Armate, dai Vigili del Fuoco, all’Areu 118, alla Croce Rossa Italiana alla Protezione Civile, attraverso l’allestimento in diversi punti di Piazza Stradivari di appositi stands e di azioni dimostrative che possano avvicinare lo Stato alla Cittadinanza.
Per dimostrare, nel concreto, che veramente la “Repubblica” è “res publica”, cioè che lo Stato è veramente “cosa di tutti” e non privilegio di pochi.
Perché in fondo, se ci riflettiamo, lo Stato siamo tutti Noi; è composto da donne e di uomini che sono anch’essi cittadini e, dunque, il legame che deve unire istituzioni e cittadini è il medesimo: è il sentimento di comunità nazionale.
Questo credo sia il significato più profondo della celebrazione odierna.
Capire il significato di quel filo indissolubile che ci lega, che troppo spesso non è valorizzato; che è latente, ma che, seppur sopito, è presente.
Ed è un filo che unisce i rappresentanti delle istituzioni, del mondo economico, sociale, sindacale e dell’associazionismo qui presenti – che ogni giorno si adoperano con grande abnegazione – a voi Sindaci – avamposto dello Stato nelle realtà locali, che spesso vi trovate ad operare in grande difficoltà, sia in termini di risorse umane che finanziarie – che siete il simbolo delle comunità locali, delle identità locali che ammiriamo anche nei vostri gonfaloni oggi qui presenti, ma che poi si riconducono ad unità nella nostra comunità nazionale simbolizzata dalla fascia tricolore, che ci dona in questa Piazza un colpo d’occhio eccezionale.
Capire ciò che unisce le Forze polizia, le Forze Armate alle donne e agli uomini del volontariato impegnati al fianco del prossimo, a cui rivolgo – a nome dell’intera Comunità – un grato e affettuoso ringraziamento per quanto scegliete di donare al bene comune.
Oppure ciò che unisce questi splendidi giovani talenti dell’orchestra del conservatorio agli impavidi uomini dei Vigili del Fuoco che sono sospesi lassù e che fra poco ci regaleranno una grande emozione.
E quel filo lega noi tutti qui oggi a chi ora non c’è più; ai partigiani che hanno combattuto per la nostra libertà che abbiamo commemorato poco più di un mese fa in cortile Federico II, a tutti i caduti delle Forze di Polizia e delle Forze Armate e dei Corpi dello Stato, cui rivolgiamo un grato e commosso ricordo. Ai volontari e al personale medico, infermieristico e sanitario che hanno combattuto sino all’estremo sacrificio per consentirci di sconfiggere il nemico della pandemia.
Ecco, tutto ciò che lega queste componenti è il sapersi adoperare per l’interesse generale, per il bene comune.
E’, in sintesi, il sentimento di comunità nazionale, perché la Repubblica appartiene a tutti, per cui è necessario averne cura.
Noi, come rappresentanti delle Istituzioni abbiamo il diritto-dovere di alimentare ogni giorno questa fiducia dei cittadini verso questi valori.
Il 2 giugno, dunque, non può, non deve, non è e non sarà mai una semplice commemorazione rituale.
Il 2 giugno rappresenta – oggi come ieri, domani come oggi – l’occasione per rinnovare, con orgoglio e senso di responsabilità, l’impegno di ciascuno di noi in difesa della Repubblica, attraverso il ricordo del nostro passato e la scelta del nostro futuro.
Sono particolarmente lieto ed onorato di celebrare oggi, accanto a Voi, la ricorrenza del 2 giugno, in cui commemoriamo il 76° anniversario della Fondazione della nostra Repubblica.
Io non vorrei limitarmi a sottolineare il significato storico di questo avvenimento, ma cercare di delineare cosa ancora oggi ci lega a quel 2 giugno del 46, quando, come tutti noi sappiamo, con il Referendum istituzionale, il popolo italiano fu chiamato a pronunciarsi direttamente sulla forma istituzionale (monarchia o repubblica) dello Stato italiano.
Innanzitutto, la nascita della Repubblica ha consentito di riaffermare i principi di libertà e di democrazia, di uguaglianza e di solidarietà reciproca, che sono ancora oggi a fondamento del nostro Stato.
Il 2 giugno 1946 – altro fattore di straordinario cambiamento, spesso dimenticato – segna anche la data che ha sancito la parità civile tra uomini e donne, con la chiamata alle urne, per la prima volta nella storia nazionale, di tutte le donne.
Forse oggi, nel relativismo diffuso, nella disaffezione generalizzata che si registra verso tante forme di impegno civico, nell’indifferenza imperante che sembra permeare vasti strati della nostra società, tendiamo spesso a dimenticare queste conquiste, a darle per scontate, a non cogliere appieno che la Repubblica Italiana ha radici forti e salde che affondano nella consapevolezza dell’importanza della libertà e della democrazia.
Oggi, 2 giugno 2022, la ricorrenza assume, tuttavia, un ulteriore significato, legato evidentemente alla concomitanza con una fase storica emergenziale, quella pandemica, che ha messo a durissima prova l’intera comunità nazionale, colpendo in maniera particolarmente dolorosa anche la nostra provincia e che ha sacrificato uno degli aspetti centrali del nostro vivere quotidiano: la dimensione sociale, i contatti, le relazioni.
Ora sembra essere finalmente arrivato il momento di ripartire, riprendendo, – lentamente e con pazienza – un cammino di progressivo ritorno alla normalità e alla vita.
Mi piace, quindi, pensare che la Festa della Repubblica assuma oggi un valore simbolico ulteriore, che possa essere un significativo segnale di ripartenza dopo il doloroso periodo della pandemia e, al tempo stesso, segnare un momento di vicinanza corale delle Istituzione ai cittadini.
In quest’ottica, abbiamo previsto - grazie alla collaborazione del comune di Cremona nell’organizzazione di questa cerimonia, che ringrazio sentitamente - il coinvolgimento di tutte le Istituzioni che concorrono alla sicurezza pubblica: dalle Forze di Polizia, statali e locali, alle Forze Armate, dai Vigili del Fuoco, all’Areu 118, alla Croce Rossa Italiana alla Protezione Civile, attraverso l’allestimento in diversi punti di Piazza Stradivari di appositi stands e di azioni dimostrative che possano avvicinare lo Stato alla Cittadinanza.
Per dimostrare, nel concreto, che veramente la “Repubblica” è “res publica”, cioè che lo Stato è veramente “cosa di tutti” e non privilegio di pochi.
Perché in fondo, se ci riflettiamo, lo Stato siamo tutti Noi; è composto da donne e di uomini che sono anch’essi cittadini e, dunque, il legame che deve unire istituzioni e cittadini è il medesimo: è il sentimento di comunità nazionale.
Questo credo sia il significato più profondo della celebrazione odierna.
Capire il significato di quel filo indissolubile che ci lega, che troppo spesso non è valorizzato; che è latente, ma che, seppur sopito, è presente.
Ed è un filo che unisce i rappresentanti delle istituzioni, del mondo economico, sociale, sindacale e dell’associazionismo qui presenti – che ogni giorno si adoperano con grande abnegazione – a voi Sindaci – avamposto dello Stato nelle realtà locali, che spesso vi trovate ad operare in grande difficoltà, sia in termini di risorse umane che finanziarie – che siete il simbolo delle comunità locali, delle identità locali che ammiriamo anche nei vostri gonfaloni oggi qui presenti, ma che poi si riconducono ad unità nella nostra comunità nazionale simbolizzata dalla fascia tricolore, che ci dona in questa Piazza un colpo d’occhio eccezionale.
Capire ciò che unisce le Forze polizia, le Forze Armate alle donne e agli uomini del volontariato impegnati al fianco del prossimo, a cui rivolgo – a nome dell’intera Comunità – un grato e affettuoso ringraziamento per quanto scegliete di donare al bene comune.
Oppure ciò che unisce questi splendidi giovani talenti dell’orchestra del conservatorio agli impavidi uomini dei Vigili del Fuoco che sono sospesi lassù e che fra poco ci regaleranno una grande emozione.
E quel filo lega noi tutti qui oggi a chi ora non c’è più; ai partigiani che hanno combattuto per la nostra libertà che abbiamo commemorato poco più di un mese fa in cortile Federico II, a tutti i caduti delle Forze di Polizia e delle Forze Armate e dei Corpi dello Stato, cui rivolgiamo un grato e commosso ricordo. Ai volontari e al personale medico, infermieristico e sanitario che hanno combattuto sino all’estremo sacrificio per consentirci di sconfiggere il nemico della pandemia.
Ecco, tutto ciò che lega queste componenti è il sapersi adoperare per l’interesse generale, per il bene comune.
E’, in sintesi, il sentimento di comunità nazionale, perché la Repubblica appartiene a tutti, per cui è necessario averne cura.
Noi, come rappresentanti delle Istituzioni abbiamo il diritto-dovere di alimentare ogni giorno questa fiducia dei cittadini verso questi valori.
Il 2 giugno, dunque, non può, non deve, non è e non sarà mai una semplice commemorazione rituale.
Il 2 giugno rappresenta – oggi come ieri, domani come oggi – l’occasione per rinnovare, con orgoglio e senso di responsabilità, l’impegno di ciascuno di noi in difesa della Repubblica, attraverso il ricordo del nostro passato e la scelta del nostro futuro.
Viva la Repubblica, Viva l’Italia!
Corrado Conforto Galli
Prefetto di Cremona
Prefetto di Cremona