«Sulla Resistenza, manteniamo la “memoria attiva”»

Le celebrazioni dell’ultimo 25 aprile hanno visto riempirsi di nuovo le piazze. Con il conflitto tra Russia e Ucraina, così vicino a noi, tornare a ragionar di guerra e di resistenza non sembra più così remoto. Purtroppo. E c’è di più, c’è chi ha voluto paragonare la nostra Resistenza a quella in Ucraina. Non così l’Anpi, attirandosi tra l’altro non poche critiche. «L’Anpi non è una caserma è una grande casa dove ci sono anche posizioni diverse. Su alcuni punti c’è unanimità: il giudizio negativo su Putin e sul suo sistema di governo e la condanna per l’invasione dell’Ucraina. E c’è il “no” condiviso al riarmo: quindici miliardi l’anno di aumento della spesa militare sono davvero una follia per l’Italia in un momento in cui avremmo bisogno di ben altro». Quindi, il distinguo: «Solo una piccola minoranza ritiene che sia giusto mandare armi in Ucraina. La maggioranza invece - e io sono fra questi - lo ritiene sbagliato perché non è che un modo per prolungare la guerra».
Giancarlo Corada è stato da poco rieletto per il secondo mandato alla presidenza dell’Anpi di Cremona. Associazione che da noi conta 600 iscritti (in Italia sono 120 mila) e 12 sezioni. La sua vicinanza con l’Anpi è legata al ricordo del padre Serafino, partigiano finito in un campo di concentramento a Dobbiaco, rispetto al quale il presidente Corada coltiva un nobile progetto. Affinché la memoria si proietti nel futuro. Guai, infatti, a non conoscere la storia.
«Nella nostra Costituzione - spiega - si dice che l’Italia ripudia la guerra come metodo per risolvere le controversie internazionali. La accetta solo in caso di aggressione, solo per difendersi (sottointeso: noi). Non ho mai visto una guerra risolversi con l’invio di armi, anzi. Mandiamo armi nello Yemen, per esempio, dove la guerra dura da anni e nessuno ne parla. La guerra tra Russia e Ucraian ci colpisce perché è nel cuore dell’Europa... La nostra posizione è quella di Papa Francesco, quella della Marcia della Pace che dice “fermatevi”... non mette i due Paesi sullo stesso piano, ma ora stanno combattendo in due e quindi dice a entrambi “fermatevi” e trovate la via del compromesso...».
Giancarlo Corada è stato da poco rieletto per il secondo mandato alla presidenza dell’Anpi di Cremona. Associazione che da noi conta 600 iscritti (in Italia sono 120 mila) e 12 sezioni. La sua vicinanza con l’Anpi è legata al ricordo del padre Serafino, partigiano finito in un campo di concentramento a Dobbiaco, rispetto al quale il presidente Corada coltiva un nobile progetto. Affinché la memoria si proietti nel futuro. Guai, infatti, a non conoscere la storia.
«Nella nostra Costituzione - spiega - si dice che l’Italia ripudia la guerra come metodo per risolvere le controversie internazionali. La accetta solo in caso di aggressione, solo per difendersi (sottointeso: noi). Non ho mai visto una guerra risolversi con l’invio di armi, anzi. Mandiamo armi nello Yemen, per esempio, dove la guerra dura da anni e nessuno ne parla. La guerra tra Russia e Ucraian ci colpisce perché è nel cuore dell’Europa... La nostra posizione è quella di Papa Francesco, quella della Marcia della Pace che dice “fermatevi”... non mette i due Paesi sullo stesso piano, ma ora stanno combattendo in due e quindi dice a entrambi “fermatevi” e trovate la via del compromesso...».
Però è lo stesso Zelensky a chiedere l’invio di armi...
«Certo e questo è comprensibile ma ora si è messo in una posizione difficilissima e io sono pessimista sul futuro....
«Certo e questo è comprensibile ma ora si è messo in una posizione difficilissima e io sono pessimista sul futuro....
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