«Percorso lungo ma oggi c’è più consapevolezza»

24 MAR 22
Ultimo aggiornamento: 17:45 | 16 MAG 25
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Si celebra il 28 marzo la Giornata dell’Endometriosi, una patologia che colpisce frequentemente le donne oggi come ieri, con la differenza che ora può essere riconosciuta per tempo e se ne parla diffusamente. Oggi le donne che ne soffrono possono trovare competenze in merito sempre più approfondite, sanno di non essere sole nell’affrontare il percorso di cura e soprattutto l’hanno vista riconosciuta come malattia.
«L’endometriosi è una patologia che in Italia si stima affligga il 10 % della popolazione femminile e che ha conosciuto nel tempo una grande evoluzione, sia nell’approccio diagnostico che terapeutico, tanto che queste percentuali sono destinate ad aumentare, proprio per un più attento riconoscimento di tutto il corollario sintomatologico ginecologico e non», esordisce Valentina Santamaria, ginecologa in servizio presso l’Ospedale Maggiore di Cremona, esperta in endometriosi. Che continua: «E’ sempre piuttosto subdola e per questo, se non ben indagati, alcuni sintomi rischiano di essere sottostimati o inviati ad iter di secondo livello solo quando la patologia raggiunge stadi avanzati con notevole impatto sulla qualità di vita della donna. Esiste, infatti, una stadiazione, come attualmente in uso nelle neoplasie».
Cosa può far sospettare l’endometriosi?
«La paziente di solito lamenta dolore mestruale severo (dismenorrea), esteso anche alla fase periovulatoria del ciclo mestruale o al di fuori di esso (dolore pelvico cronico), dolore nei rapporti sessuali, dolore alla defecazione o alla minzione. Ma l’infertilità è spesso l’unico campanello d’allarme per la donna che decide di sottoporsi a visita medica»....
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