Bambino Gesù
Enoc: «Pronti ad assisterli. Terribile l’attacco all’ospedale»

Pare stanca, ma la sua voce tradisce prostrazione, un dolore profondo. È come se le bombe che mercoledì hanno devastato l’ospedale pediatrico di Mariupol le avesse sentite cadere sui reparti del Bambino Gesù. Mariella Enoc, che dell’ospedale romano 'del Papa' è la presidente, è accorata: «Qualcuno salva i bambini, qualcun altro gli tira le bombe...».
Cosa prova davanti alle scene di Mariupol?
Continuo a pensare se questo avvenisse al Bambino Gesù, dove si fanno sforzi inauditi per salvare una vita, e un missile può ucciderne a decine in una volta. Mi sgomenta un mondo dove si è capaci di mettere in campo il meglio della ricerca anche per un solo bimbo mentre altrove si distrugge tutto. Sento molto questa ferita. Cosa rende l’uomo così irrazionale?
Continuo a pensare se questo avvenisse al Bambino Gesù, dove si fanno sforzi inauditi per salvare una vita, e un missile può ucciderne a decine in una volta. Mi sgomenta un mondo dove si è capaci di mettere in campo il meglio della ricerca anche per un solo bimbo mentre altrove si distrugge tutto. Sento molto questa ferita. Cosa rende l’uomo così irrazionale?
Chi la conosce immagina che, fosse per lei, partirebbe subito...
È così, mi devo trattenere. Ho l’istinto di stare in mezzo alla gente, di condividere tutto. Sono ore di desolazione, mi costa restare qui, ma adesso questo è il mio posto.
È così, mi devo trattenere. Ho l’istinto di stare in mezzo alla gente, di condividere tutto. Sono ore di desolazione, mi costa restare qui, ma adesso questo è il mio posto.
Lei conosce la Russia. Cosa sta pensando?
In passato sono stata a Mosca in ospedali pediatrici con i quali abbiamo collaborato sulle malattie genetiche rare. Mi sono chiesta: chi cura i bambini in Russia non sente montargli dentro una ribellione? Sanno difendere la vita dei più piccoli, mentre loro connazionali sono pronti a sacrificarla. È una riflessione che non riesco a togliermi dal cuore.
In passato sono stata a Mosca in ospedali pediatrici con i quali abbiamo collaborato sulle malattie genetiche rare. Mi sono chiesta: chi cura i bambini in Russia non sente montargli dentro una ribellione? Sanno difendere la vita dei più piccoli, mentre loro connazionali sono pronti a sacrificarla. È una riflessione che non riesco a togliermi dal cuore.
Cosa sta facendo il suo ospedale?
Accogliamo e curiamo i bambini ucraini già arrivati da noi, una goccia nel mare. Per ora sono 16, arrivati con mezzi di fortuna e dopo viaggi terribili. Sto aspettando che la Protezione civile ci permetta di andare a prendere in Polonia una trentina di bambini malati oncologici evacuati da Kiev, è pronta a partire da Pratica di Mare un’équipe con un’oncologa, una rianimatrice e un’infermiera. Pensiamo di mettere a disposizione dei bambini ucraini il nuovo centro per le cure palliative di cui era prevista l’inaugurazione il 22 marzo. Siamo pronti, il nostro ospedale è un policlinico con tutte le specialità, da sempre aperto al mondo. Siamo attrezzati per accogliere bambini di ogni provenienza, grazie a 150 mediatori culturali per 40 lingue.
Accogliamo e curiamo i bambini ucraini già arrivati da noi, una goccia nel mare. Per ora sono 16, arrivati con mezzi di fortuna e dopo viaggi terribili. Sto aspettando che la Protezione civile ci permetta di andare a prendere in Polonia una trentina di bambini malati oncologici evacuati da Kiev, è pronta a partire da Pratica di Mare un’équipe con un’oncologa, una rianimatrice e un’infermiera. Pensiamo di mettere a disposizione dei bambini ucraini il nuovo centro per le cure palliative di cui era prevista l’inaugurazione il 22 marzo. Siamo pronti, il nostro ospedale è un policlinico con tutte le specialità, da sempre aperto al mondo. Siamo attrezzati per accogliere bambini di ogni provenienza, grazie a 150 mediatori culturali per 40 lingue.
Ha incontrato mamme e bambini ucraini già ricoverati
da voi?
No, per scelta. Voglio rispettare la loro sofferenza, si portano dentro la tragedia che hanno vissuto. Hanno bisogno di una pausa, non vanno pressati con le nostre domande. È giusto che siano accolti dal personale sanitario, nessun altro deve avvicinarsi a loro in questo primo periodo. Le mamme devono sentire solo che i loro bambini sono curati. Il tempo per conoscersi verrà.
Ha frequentato scenari di guerra per trarre in salvo bambini malati, dalla Siria al Centrafrica. Cosa ritrova oggi di quello che ha già vissuto?
Rivedo tutto, le distruzioni di Aleppo e Oms, l’ospedale di Damasco, i bambini con addosso i segni terribili della guerra. Dovunque divampi, la guerra è sempre uguale: quando cominciano a farla, gli uomini è come se non sapessero più fermarsi. Vedono il sangue e non sentono orrore, al contrario.
Rivedo tutto, le distruzioni di Aleppo e Oms, l’ospedale di Damasco, i bambini con addosso i segni terribili della guerra. Dovunque divampi, la guerra è sempre uguale: quando cominciano a farla, gli uomini è come se non sapessero più fermarsi. Vedono il sangue e non sentono orrore, al contrario.
In tutte le guerre ci sono attacchi a ospedali. Perché?
Non ci si ferma più davanti a una croce rossa dipinta sui vetri o sui tetti, non c’è la pietà di arrestarsi davanti ai deboli. Si ragiona al contrario: proprio colpendo loro, si vuole spargere il terrore tra la popolazione. Vedere la distruzione del proprio Paese e la morte delle persone più fragili diventa insostenibile, spinge a dire basta, arrendiamoci.
Non ci si ferma più davanti a una croce rossa dipinta sui vetri o sui tetti, non c’è la pietà di arrestarsi davanti ai deboli. Si ragiona al contrario: proprio colpendo loro, si vuole spargere il terrore tra la popolazione. Vedere la distruzione del proprio Paese e la morte delle persone più fragili diventa insostenibile, spinge a dire basta, arrendiamoci.
Altre immagini di bambini che ci arrivano sono quelle del loro esodo con le madri...
Fuggono, anche da soli. Avremo a che fare con un gran numero di orfani. I bambini che arrivano sono provatissimi, bisogna accoglierli non con i buoni sentimenti suscitati dall’impressione di questi primi giorni ma sapendo che sarà un impegno esteso nel tempo, complesso, da affrontare con ogni cautela e rispetto. Resteranno a lungo con noi.
Fuggono, anche da soli. Avremo a che fare con un gran numero di orfani. I bambini che arrivano sono provatissimi, bisogna accoglierli non con i buoni sentimenti suscitati dall’impressione di questi primi giorni ma sapendo che sarà un impegno esteso nel tempo, complesso, da affrontare con ogni cautela e rispetto. Resteranno a lungo con noi.
Da quali altri scenari di crisi accogliete i bambini?
Da tutti i posti dove c’è un bambino bisognoso di cure che lì non trova. Penso alla Libia: la zona della Cirenaica ha un alto tasso di leucemie. A tutti va garantita la sicurezza che si farà di tutto per curarli. E la prima cura nei loro confronti è fargli trovare qualcuno che parla la loro lingua, il mediatore che li aiuta a dialogare con medici e infermieri.
Da tutti i posti dove c’è un bambino bisognoso di cure che lì non trova. Penso alla Libia: la zona della Cirenaica ha un alto tasso di leucemie. A tutti va garantita la sicurezza che si farà di tutto per curarli. E la prima cura nei loro confronti è fargli trovare qualcuno che parla la loro lingua, il mediatore che li aiuta a dialogare con medici e infermieri.
Come vanno accolte le mamme ucraine con i bambini? Tante famiglie vorrebbero dare una mano...
Bisogna chiedersi: al posto loro, cosa chiederei, per primo? Farmi capire, mettermi in contatto con chi è rimasto a casa, trovare calore dopo aver patito un freddo inimmaginabile, mangiato neve, sofferto fame e paura. L’importante è non fargli ricordare cos’hanno passato, non chiedergli di raccontare: devono sentirsi in un posto sicuro. Mettiamogli a disposizione il meglio che abbiamo, facciamogli sentire che riconosciamo tutta la loro dignità.
Bisogna chiedersi: al posto loro, cosa chiederei, per primo? Farmi capire, mettermi in contatto con chi è rimasto a casa, trovare calore dopo aver patito un freddo inimmaginabile, mangiato neve, sofferto fame e paura. L’importante è non fargli ricordare cos’hanno passato, non chiedergli di raccontare: devono sentirsi in un posto sicuro. Mettiamogli a disposizione il meglio che abbiamo, facciamogli sentire che riconosciamo tutta la loro dignità.
È pensabile in questa guerra una «diplomazia sanitaria»?
Il Papa la chiama «diplomazia della misericordia», e molte volte è servita. Ho dato da subito la nostra disponibilità, purtroppo però la Russia ha chiuso ogni canale di comunicazione.
Il Papa la chiama «diplomazia della misericordia», e molte volte è servita. Ho dato da subito la nostra disponibilità, purtroppo però la Russia ha chiuso ogni canale di comunicazione.
Qual è la sua preghiera, in questi giorni?
È la preghiera allo Spirito Santo, perché mandi nella mente e nel cuore degli uomini un segnale di amore, gli faccia sentire il disagio di non amare. Anche l’uomo più duro può essere toccato da una scintilla d’amore.
È la preghiera allo Spirito Santo, perché mandi nella mente e nel cuore degli uomini un segnale di amore, gli faccia sentire il disagio di non amare. Anche l’uomo più duro può essere toccato da una scintilla d’amore.