La guerra in Ucraina
Al San Raffaele di Roma la sorella di Polina, è semiparalizzata

Ansa | Polina, uccisa con il fratello e i genitori a Kiev
Era in macchina rannicchiata dietro tra i suoi due fratelli, Polina e Semyon quando quattro proiettili russi l’hanno raggiunta rendendola semi-paralizzata.
Scappava insieme ai genitori Anton Kudrin e Svetlana Zapadynskaya da Kiev, direzione la casa di un amico nella parte più a ovest dell’Ucraina.
Sofia è l’unica sopravvissuta della sua famiglia e ora proprio della sua famiglia chiede alla nonna paterna che le sta sempre accanto nel letto di ospedale dove è immobilizzata, nel reparto di Neuro riabilitazione pediatrica dell’ospedale San Raffaele di Roma.
Il ciuffo rosa dei capelli della sorella Polina è orami diventato il simbolo del dramma dei bambini nella guerra innescata da Mosca, ma Sofia è la dimostrazione della resistenza delle donne alla vita. Si aggrappa infatti a quell’unico pezzo di famiglia rimastale, anche se non sa ancora nulla della morte dei suoi. E non fa domande specifiche, per paura di andare a scavare in quel dolore per la perdita di figlio, nuora e nipoti, così dignitosamente portato dalla nonna. Non ricorda nulla di quello scontro a fuoco che ha sterminato la sua famiglia.
Sofia è arrivata dalla capitale ucraina dopo quasi tre giorni di ambulanza, dove erano accalcati in sei, a Roma venerdì scorso. A Kiev è stata operata in condizioni disperate per rimuovere i proiettili che le hanno paralizzato le gambe e soprattutto la parte destra del corpo e del capo, ma la sua permanenza in terapia intensiva era in uno scantinato al buio. Così la onlus Pro Sma Amici per la pelle ha organizzato il trasporto a Roma. Difficile però anche adesso per i medici del centro riabilitativo San Raffaele mettersi in contatto e farsi inviare la cartella clinica della piccola di 13 anni. Per comunicare con lei e con la nonna tutta la comunità ucraina di Roma si è messa a disposizione per fare da mediatori-traduttori, ma si cerca anche uno psicologo che parli la loro lingua per accompagnarla nel percorso quando la nonna deciderà di informarla della tragedia che ha colpito la loro famiglia.
Ora tutti sono concentrati sulle sue condizioni di salute. Dopo tre giorni adesso non ha più la febbre, è cosciente e l’ultima notte ha anche riposato un po’ di più, fa sapere il direttore sanitario del San Raffaele Roma Irccs Amalia Allocca, le sue condizioni «sono in lieve miglioramento e dagli esami Tc eseguiti si è evidenziata la presenza di alcune ulteriori schegge, per le quali è in corso di valutazione una eventuale indicazione chirurgica». Per questo sono stati avviati i contatti con altre strutture neurochirurgiche per valutare questa opzione. Insieme a Sofia da ieri nel centro riabilitativo alla Pisana c’è anche Anastasia, 10 anni, un’altra vittima della guerra arrivata da Kiev, operata nel mese di gennaio per tumore celebrale nel suo Paese. Per lei, che presenta una emiparesi sinistra, problemi di deglutizione, linguaggio e vista, si stanno avviando tutti gli accertamenti preliminari per consentire l’inizio di un progetto riabilitativo.
