Gandolfini: Grazie al Cielo non è passato il quesito

24 FEB 22
Ultimo aggiornamento: 17:44 | 16 MAG 25
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Soddisfazione per il no della Consulta al referendum, ma anche la seria intenzione di contrastare il progetto di legge sul fine vita Bazoli-Provenza da poco approdato al Parlamento. Massimo Gandolfini, 70 anni, direttore del dipartimento Neuroscienze alla Poliambulanza di Brescia, fondatore e presidente del Family day, prende una posizione chiara sul tema del fine vita. Con un sostegno non da poco, quello di Papa Francesco, dal quale è stato ricevuto in udienza il 14 febbraio.
Ricordo che in un incontro a Cremona, andiamo indietro circa 3 anni, lei contestò la definizione di malati “neuro vegetativi”. Può spiegarci il concetto?
«Sì, volentieri. Innanzitutto sono persone che si trovano in stato vegetativo persistente. Una volta si diceva: permanente. Poi si è visto che, invece, ci sono casi - non molti per la verità - nei quali lo stato del paziente si modifica perciò si è ritenuto di dover cambiare la definizione. Che cos’è? É una forma di grave lesione cerebrale nella quale è mantenuta la vigilanza, quindi il paziente ha gli occhi aperti, ma è compromessa la consapevolezza di sé. Queste sono le due componenti che, scientificamente, definiscono la “coscienza”. Una volta, si riteneva che questi pazienti fossero totalmente incoscienti. Ma guardi che per una volta, intendo solo 20 anni fa. In realtà, con gli studi fatti e con i mezzi tecnologici che abbiamo oggi, in particolare la risonanza magnetica funzionale, si è scoperto che questi ricoverati mantengono delle forme di coscienza, ovviamente molto limitate. Hanno coscienza del dolore, degli stimoli acustici, possono avere coscienza degli stimoli luminosi. Quindi non si possono più considerare pazienti che hanno perso la coscienza, ma pazienti che hanno una “coscienza sommersa” o “non comunicabile”. Tant’è che oggi si preferisce al termine stato vegetativo persistente, il termine di stato di veglia con coscienza non comunicabile. Anche se purtroppo continua a girare il termine vegetativo e quindi nell’immaginario collettivo, vegetativo è uguale a vegetale. Ma queste persone non sono e non possono essere considerati per nulla vegetali. Sono persone con una grave forma di disabilità, ma a tutti gli effetti sono persone con una coscienza gravemente limitata»....
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