«Eccellenze e peculiarità, Cremona mi incuriosisce»

30 GEN 22
Ultimo aggiornamento: 19:4316 MAG 25
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A poco più di due settimane dal suo insediamento a Cremona, avvenuto lo scorso 10 gennaio, Michele Davide Sinigaglia ha già le idee molto chiare e il desiderio di lavorare al meglio: il nuovo Questore ha raccolto il testimone dalla collega Carla Melloni, trasferitasi a Roma per un prestigioso incarico al Ministero degli Interni. Dopo aver diretto per anni la questura di Monza e Brianza, Sinigaglia accoglie la nuova sfida con un entusiasmo che viene da lontano, fin da quando, bambino, già sognava una divisa: «I miei genitori mi dicono che era un’idea che ho manifestato fin da quando ero ragazzino, probabilmente perché anche in famiglia c’erano parenti che facevano questo tipo di lavoro» - racconta. «Poi, ho avuto la possibilità di coronare questo sogno, frequentando il primo corso di formazione quadriennale per vice-commissari, a partire dal 1984. Successivamente ho fatto nove mesi di formazione da vice commissario e successivamente ho conseguito la laurea in giurisprudenza. È una scelta di cui non mi sono mai pentito: sono uno di quelle persone che ha la fortuna di fare il lavoro che ha sempre sognato».

Prima di arrivare a Cremona ha già maturato una lunga esperienza, nonostante la giovane età: ce ne può parlare nel dettaglio?
«Ho iniziato nel 1989, a Milano, presso l’ufficio immigrazione. Nel tempo ho poi coperto incarichi diversi, con livelli di responsabilità crescente, sempre nella Questura di Milano: ho lavorato nella Divisione Investigazioni Generali ed Operazioni Speciali, ho diretto commissariati vari e diversi uffici della questura centrale. Nel 2017 sono stato promosso dirigente superiore. Ho quindi ricoperto anche l’incarico di capo di Gabinetto e poi di vicario. Successivamente ho avuto l’incarico di occuparmi della istituenda Questura di Monza e della Brianza, di cui poi sono diventato Questore: il primo di quella provincia. Lì sono rimasto fino al trasferimento alla questura di Cremona».
Che cosa significa, per lei, indossare la divisa al servizio della comunità?
«E’ una sorta di vocazione: essere al servizio della gente, ma anche delle istituzioni democratiche. E’ un processo di formazione e consapevolezza che matura col tempo, insieme all’esperienza in ambito professionale. Credo sia fondamentale partire con una vocazione forte, perché si tratta di un lavoro difficile, che può mettere a dura prova, e nei momenti di difficoltà è importante poter fare appello a questi sentimenti di particolare convinzione»....
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