Stare insieme è fondamentale

27 GEN 22
Ultimo aggiornamento: 17:43 | 16 MAG 25
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La solita routine e poi tutt’a un tratto... tutto cambia. Arriva una pandemia che ci stravolge vita e abitudini e che con l’isolamento obbligato - nel primo lockdown - fa chiudere tutto. A cominciare dalle scuole, con i giovani e i giovanissimi rinchiusi in casa. Niente più “forza, tutti in classe”, le lezioni diventano a distanza. La Dad diventa la nuova panacea, alla quale gli istituti sono ricorsi più e più volte nel corso di questi due anni. Venti e più quadratini dietro uno schermo che ascoltano il/la prof. A volte il video si oscura, a volte il microfono non funziona (più o meno involontariamente), a volte non si è in grado di intervenire per dire che “scusi prof, non ho capito”, con buona pace dell’apprendimento. «Come Ufficio Scolastico volevamo approfondire - spiega Elisabetta Ferrari, insegnante e referente dell’Ufficio Scolastico territoriale per i corretti stili di vita, benessere e sicurezza degli studenti - quali conseguenze stesse provocando negli adolescenti questa chiusura forzata, consapevoli che paura, smarrimento e stati d’ansia venivano segnalati un po’ ovunque. Con l’allora provveditore, Fabio Molinari, e insieme al professor Alex Severgnini abbiamo pensato di monitorare la situazione cremonese attraverso un sondaggio che ha visto partecipare circa 9mila studenti, sia della scuola secondaria di primo che di secondo grado; monitoraggio molto apprezzato anche dai dirigenti scolastici». Una fotografia davvero significativa che ora verrà presentata nel Convegno alla Cattolica di sabato 29 gennaio (ne parliamo a fianco, ndr).
«Per costruire il sondaggio abbiamo contattato fin da subito l’Università Cattolica - continua Alex Severgnini...
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