«Situazione complessa Puntiamo sui vaccini e non scoraggiamoci»

Il 2022? Non poteva iniziare peggio». Non è ottimista il dottor Angelo Pan, direttore del reparto di Malattie Infettive dell’ospedale di Cremona, nel tracciare un quadro della situazione e nel fare previsioni per il prossimo futuro. Del resto il mondo sanitario si trova oggi ad affrontare l’ennesima emergenza: «C’era una piccola ondata di virus Delta, su cui si è inserita la variante Omicron, che ha fatto precipitare le cose», spiega il medico. «Dunque stiamo affrontando una partenza complessa. Mi auguro che nell’arco di qualche settimana la situazione andrà migliorando, ma non sono ottimista sul fatto che non si possa verificare un’ennesima ondata pandemica: sul pianeta c’è un sacco di gente non vaccinata e questo porta il virus a repicarsi e a mutare, continuamente».
Dunque difficile pensare che nel 2022 si potrà dire addio al Covid, né alle conseguenze che porta con sé.
«Il virus ha capacità di creare infezioni gravi in pazienti fragili nonostante il vaccino, perché l’immunità da esso indotta ha purtroppo una breve durata. D’altro canto, pur essendo molto diverso, fa parte della famiglia dei virus del raffreddore, per i quali l’immunità dura tre mesi».
La cosa positiva è che almeno si evitano, nella maggior parte dei casi, le re-infezioni gravi: «A distanza di un anno e mezzo ne abbiamo viste pochissime», precisa Pan.
E poi rimane la questione che chi si è vaccinato, pur prendendolo in forma più lieve, può comunque trasmettere l’infezione: «Il problema non sarà risolto finché rimarranno larghe fette di popolazione non vaccinate», sottolinea ancora il medico.
Poco consola il fatto che la variante Omicron, pur essendo molto più contagiosa, sia meno letale: «I pazienti che ricoveriamo sono in ospedale perché fanno fatica a respirare, esattamente come coloro che venivano colpiti dalle altre varianti. Il Covid rimane una malattia che richiede il ricovero».
Insomma, neppure nel 2022 gli ospedali possono tirare un sospiro di sollievo. Anzi. «Il fatto che il numero degli infetti cresca in modo esponenziale porta per forza di cose ad avere un incremento delle ospedalizzazioni», precisa ancora il primario.
Anche se, fortunatamente, si esclude il rischio di tornare ai numeri della prima ondata, almeno in provincia di Cremona:, «Siamo arrivati ad avere il 94% di posti letto occupati da pazienti Covid. Neppure a Bergamo, di cui si è tanto parlato, erano arrivati a un simile livello di saturazione. Siamo la provincia che in Italia se l’è vista peggio»....
Dunque difficile pensare che nel 2022 si potrà dire addio al Covid, né alle conseguenze che porta con sé.
«Il virus ha capacità di creare infezioni gravi in pazienti fragili nonostante il vaccino, perché l’immunità da esso indotta ha purtroppo una breve durata. D’altro canto, pur essendo molto diverso, fa parte della famiglia dei virus del raffreddore, per i quali l’immunità dura tre mesi».
La cosa positiva è che almeno si evitano, nella maggior parte dei casi, le re-infezioni gravi: «A distanza di un anno e mezzo ne abbiamo viste pochissime», precisa Pan.
E poi rimane la questione che chi si è vaccinato, pur prendendolo in forma più lieve, può comunque trasmettere l’infezione: «Il problema non sarà risolto finché rimarranno larghe fette di popolazione non vaccinate», sottolinea ancora il medico.
Poco consola il fatto che la variante Omicron, pur essendo molto più contagiosa, sia meno letale: «I pazienti che ricoveriamo sono in ospedale perché fanno fatica a respirare, esattamente come coloro che venivano colpiti dalle altre varianti. Il Covid rimane una malattia che richiede il ricovero».
Insomma, neppure nel 2022 gli ospedali possono tirare un sospiro di sollievo. Anzi. «Il fatto che il numero degli infetti cresca in modo esponenziale porta per forza di cose ad avere un incremento delle ospedalizzazioni», precisa ancora il primario.
Anche se, fortunatamente, si esclude il rischio di tornare ai numeri della prima ondata, almeno in provincia di Cremona:, «Siamo arrivati ad avere il 94% di posti letto occupati da pazienti Covid. Neppure a Bergamo, di cui si è tanto parlato, erano arrivati a un simile livello di saturazione. Siamo la provincia che in Italia se l’è vista peggio»....
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