«Offriamo un futuro ripartendo dall’istruzione»

Nel 2020 Nicolò Govoni ha ricevuto il Premio CIDU per i Diritti Umani dal Ministero Italiano degli Affari Esteri e la nomination al Nobel per la Pace, a riconoscimento dell’impegno profuso a favore dell’attività umanitaria a favore dei bambini e dei giovani adulti in contesti di guerra e svantaggio economico e sociale. Alla lotta per i diritti si aggiunge l’attività di scolarizzazione avviata in Grecia, Siria, Turchia, Kenya e presto in Congo e in Colombia, animata dal desiderio di offrire un futuro agli adulti di domani. Non ultimo, il Torrone d’oro ricevuto dal sindaco Gianluca Galimberti come riconoscimento da parte della sua città natale, cui segue il premio Cremonese dell’Anno per il 2021.
Nicolò, il tuo percorso parte da Cremona nel 2013: l’anno prossimo saranno nove anni di attività. Come li riassumeresti?
«Ho avuto un’adolescenza burrascosa: bocciature, problemi con la famiglia, con i coetane e l’autorità.... Ero diventato “quel ragazzo”, quello che tutti davano per spacciato. Non dimenticherò mai le parole di un insegnante delle superiori, che mi disse “finirai ad inscatolare merendine”. L’immagine che mi ero cucito addosso era quella del fallito...Finché a vent’anni ho deciso di partire per l’India. Ho svolto un’esperienza di volontariato presso l’orfanotrofio Dayavu Home, inizialmente per tre mesi, che sono diventati quattro anni. E’ stato come un risveglio: in quei contesti ti senti vivo e utile come mai avresti pensato di essere, senti di avere un senso, di avere un perché. Il fondatore di quella struttura è stato il mio mentore, una figura cardine della mia vita da cui ho appreso le basi per il percorso successivo»....
«Ho avuto un’adolescenza burrascosa: bocciature, problemi con la famiglia, con i coetane e l’autorità.... Ero diventato “quel ragazzo”, quello che tutti davano per spacciato. Non dimenticherò mai le parole di un insegnante delle superiori, che mi disse “finirai ad inscatolare merendine”. L’immagine che mi ero cucito addosso era quella del fallito...Finché a vent’anni ho deciso di partire per l’India. Ho svolto un’esperienza di volontariato presso l’orfanotrofio Dayavu Home, inizialmente per tre mesi, che sono diventati quattro anni. E’ stato come un risveglio: in quei contesti ti senti vivo e utile come mai avresti pensato di essere, senti di avere un senso, di avere un perché. Il fondatore di quella struttura è stato il mio mentore, una figura cardine della mia vita da cui ho appreso le basi per il percorso successivo»....
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