Quarta olimpiade, prima medaglia: «Un’emozione»

30 DIC 21
Ultimo aggiornamento: 17:42 | 16 MAG 25
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Vanessa Ferrari ha da poco compiuto 31 anni. Nata e vissuta a Genivolta, si è poi spostata con la famiglia a Capriano del Colle e ha svolto tutta la sua attività agonistica nella Brixia Brescia, prima di entrare nel gruppo sportivo dell’Esercito. A Tokyo ha conquistato l’argento nel corpo libero, la sua prima medaglia olimpica. Vanessa è peraltro l’unica ginnasta italiana ad aver partecipato a quattro Giochi olimpici, in una disciplina che solitamente riserva solo alle più giovani uno spazio nell’élite mondiale.
Fino a Tokyo, le Olimpiadi sono state occasioni di grandi delusioni per Vanessa. A Pechino gareggia ancora da minorenne, unica atleta della spedizione azzurra. Ma a causa di una tendinite acuta, non riesce ad esprimersi ad alto livello e chiude lontano dalla zona medaglie, sia nella prestazione individuale che in quella a squadre. A Londra, nel 2012, contribuisce ad un buon settimo posto della squadra azzurra e nel corpo libero sfiora la medaglia di bronzo. I punti ottenuti da Vanessa sono gli stessi di un’atleta russa, Alija Mustafina, ma il regolamento premia la migliore prestazione rispetto al coefficiente di difficoltà della prova e Vanessa viene retrocessa al quarto posto. L’atleta cremonese è convocata anche per le Olimpiadi di Rio e vi partecipa pur assillata da seri fastidi al tallone d’Achille, aspetto tutt’altro che secondario. Negli esercizi a corpo libero si classifica ancora al quarto posto nel concorso vinto da Simone Biles, l’astro nascente degli Stati Uniti. Subito dopo la competizione olimpica, decide di operarsi per darsi un’ultima chance di partecipazione alle Olimpiadi. Sono altri 5 anni di sacrifici, in un’età nella quale molte sue colleghe si sono già ritirate.

Ci racconta le emozioni della finale del corpo libero a Tokyo.
«Sono emozioni che difficilmente si possono spiegare, perché c’è così tanto racchiuso in pochi momenti. Per essere a Tokyo, all’età di 30 anni, ho dovuto superare tanti ostacoli, infortuni e operazioni. Dopo quello che ho passato sognavo di avere la possibilità di giocarmi le mie carte e così è stato. A Tokyo nonostante i dolori ai tendini sono riuscita a presentare un esercizio curato nei minimi dettagli, il più bello della mia carriera. Che è valso la medaglia olimpica, l’unica che nonostante avessi già partecipato a tre edizioni non ero ancora riuscita a ottenere»...
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