I risultati sono il frutto di uno lavoro corale

Fra le eccellenze di Cremona sportiva, si è sicuramente ritagliata un ruolo molto importante Valentina Rodini con la medaglia d’oro olimpica conquistata il 29 luglio scorso nel doppio pesi leggeri insieme alla varesina Federica Cesarini. Ventiseienne, nata a Cremona il 28 gennaio 1995, gareggia nelle Fiamme Gialle dopo essere cresciuta nella Canottieri Bissolati di via Riglio. Oltre al fantastico oro olimpico di Tokyo, il suo palmarès vanta anche un primo posto ai Campionati Europei di Varese 2021, sempre nel due di coppia, oltre a un oro nel singolo ai Giochi del Mediterraneo del 2018. Dal 2015 al 2018 Valentina ha anche conquistato numerose volte il primo posto ai Campionati Italiani assoluti. L’abbiamo raggiunta telefonicamente a Sabaudia dove vive e si allena. Un metro e 70 per 55 chili, capelli biondi e occhi chiari da fatina con il sorriso dolce e la “erre” un po’ arrotata, dalle sue parole emergono nettamente la grinta e la determinazione che fanno ben capire come l’oro di Tokyo non sia per nulla casuale.
Se chiude gli occhi e ripensa alla gara che le ha permesso di raggiungere l’oro olimpico, qual è la prima cosa che le torna alla mente?
«Sicuramente la sensazione di unità con Federica, la mia compagna di equipaggio, e con la barca: siamo state proprio un tutt’uno».
Oltre a passione, dedizione, abnegazione e spirito di sacrificio, cosa serve ad una atleta per eccellere nel canottaggio?
«In ogni sport ci deve essere del talento: penso non esista un campione che non ne sia dotato. Ma ritengo che da solo non basti per raggiungere risultati eccellenti. In fondo, cos’è il talento? E’ qualcosa di innato che c’è nel sangue? Un dono divino? Nessuno lo sa. E’ imprescindibile dalla persona, ma non è sufficiente per ottenere grandi prestazioni. E anche il fisico ha un’importanza relativa: io non sono dotata di una struttura possente, ma gareggio in una categoria apposita, i pesi leggeri, e devo stare attenta a non superare un certo peso per poter gareggiare»....
Se chiude gli occhi e ripensa alla gara che le ha permesso di raggiungere l’oro olimpico, qual è la prima cosa che le torna alla mente?
«Sicuramente la sensazione di unità con Federica, la mia compagna di equipaggio, e con la barca: siamo state proprio un tutt’uno».
Oltre a passione, dedizione, abnegazione e spirito di sacrificio, cosa serve ad una atleta per eccellere nel canottaggio?
«In ogni sport ci deve essere del talento: penso non esista un campione che non ne sia dotato. Ma ritengo che da solo non basti per raggiungere risultati eccellenti. In fondo, cos’è il talento? E’ qualcosa di innato che c’è nel sangue? Un dono divino? Nessuno lo sa. E’ imprescindibile dalla persona, ma non è sufficiente per ottenere grandi prestazioni. E anche il fisico ha un’importanza relativa: io non sono dotata di una struttura possente, ma gareggio in una categoria apposita, i pesi leggeri, e devo stare attenta a non superare un certo peso per poter gareggiare»....
LEGGI IL SERVIZIO COMPLETO SULL’EDIZIONE DI MONDO PADANO IN EDICOLA FINO A GIOVEDì 13 GENNAIO, OPPURE ABBONANDOTI SU WWW.MONDOPADANO.IT