«Siamo una famiglia aperta agli altri»

Fu Bing Crosby, attore, comico e cantante americano divenuto celebre soprattutto con l’incisione di “White Christmas”, il singolo più venduto di tutti i tempi, ad affermare: «Fino a quando non renderemo il Natale un’occasione per condividere i nostri buoni sentimenti, tutta la neve dell’Alaska non basterà a imbiancarlo». Ma è proprio così? Il Natale è solo questione di “buoni sentimenti”? O c’è uno spirito del Natale, che non si esaurisce in quella sola giornata, per quanto “magica”, ma che si rinnova, che rinasce in realtà nella nostra vita, concretamente, ogni giorno? Incontrare le persone e conoscerle nella loro quotidianità permette con una certa facilità e semplicità di propendere decisamente per la seconda ipotesi.
Per verificarlo, bussiamo idealmente alla porta della famiglia Piccioni, formata dal padre, Stefano, dalla madre, Angela Ravelli e dai figli Giovanni, Giacomo e Samuele. Vivono, non per caso, in cascina Moreni, a Cremona, da sempre luogo di accoglienza, di comunione e di integrazione. E già questo fa intuire come ogni loro giornata porti con sé, in qualche modo, qualcosa di speciale in umanità. Ma non anticipiamo nulla e lasciamo che, a parlare, sia Angela.
Per verificarlo, bussiamo idealmente alla porta della famiglia Piccioni, formata dal padre, Stefano, dalla madre, Angela Ravelli e dai figli Giovanni, Giacomo e Samuele. Vivono, non per caso, in cascina Moreni, a Cremona, da sempre luogo di accoglienza, di comunione e di integrazione. E già questo fa intuire come ogni loro giornata porti con sé, in qualche modo, qualcosa di speciale in umanità. Ma non anticipiamo nulla e lasciamo che, a parlare, sia Angela.
Che la vostra famiglia viva nello stesso contesto in cui lavora, è tutt’altro che una scelta scontata… Perché l’avete fatta?
«Sì! Casa e lavoro! Una scelta che è segno di un’adesione, di un sì alla proposta di un amico, don Alberto, che evidentemente aveva più chiaro di noi quale potesse essere il nostro percorso di crescita come famiglia. È stato un sì, detto l’8 dicembre 2009, che racchiudeva entusiasmo, ma anche timore e senso di inadeguatezza, eppure al fondo di tutto v’era una certezza: che fosse proprio un’opportunità per noi! Inizialmente, quando ci siamo trasferiti in cascina Moreni, nel novembre 2010, eravamo già in cinque, anche se Samuele non era ancora visibile agli occhi dei più. Quello che ci attendeva lo potevamo solo immaginare e questo sollecitava tante domande: saremo in grado?...
«Sì! Casa e lavoro! Una scelta che è segno di un’adesione, di un sì alla proposta di un amico, don Alberto, che evidentemente aveva più chiaro di noi quale potesse essere il nostro percorso di crescita come famiglia. È stato un sì, detto l’8 dicembre 2009, che racchiudeva entusiasmo, ma anche timore e senso di inadeguatezza, eppure al fondo di tutto v’era una certezza: che fosse proprio un’opportunità per noi! Inizialmente, quando ci siamo trasferiti in cascina Moreni, nel novembre 2010, eravamo già in cinque, anche se Samuele non era ancora visibile agli occhi dei più. Quello che ci attendeva lo potevamo solo immaginare e questo sollecitava tante domande: saremo in grado?...
LEGGI IL SERVIZIO COMPLETO SULL’EDIZIONE DI MONDO PADANO IN EDICOLA FINO A GIOVEDì 30 DICEMBRE, OPPURE ABBONANDOTI SU WWW.MONDOPADANO.IT