Emergenza tamponi: «Per le Pmi il decreto non è sostenibile»

14 OTT 21
Ultimo aggiornamento: 17:39 | 16 MAG 25
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L’azienda di cui è titolare è l’Icas di Vaiano Cremasco, che da 61 anni si occupa di sistemi d’arredo per le farmacie. Per questo Umberto Cabini, parlando con i suoi committenti, ha il polso esatto della situazione e sa bene come da venerdì 15 ottobre, col Green pass obbligatorio per i lavoratori, il rischio concreto per il Paese sia quello di cadere in una sorta di emergenza-tamponi, con prenotazioni già fissate addirittura fino a novembre ed oltre: «Sì, ne parlavo con un farmacista. Tenga conto che, per ciascun tampone, occorrono tra i 15 ed i 20 minuti».
Far fronte a tutte le richieste appare alquanto complicato…
«Queste cose chi ci governa dovrebbe pensarle prima, no? È mai possibile fare un decreto non sostenibile? È un po’ come la faccenda dei banchi a rotelle per le scuole: dicevano che adesso sono da restituire, il che vuol dire pagare le spese di spedizione. Sono errori di superficialità, che poi alla fine ricadono su tutti noi…»

Nella Sua azienda come vi siete organizzati per ottemperare al decreto, che ha reso obbligatorio il green pass per i lavoratori?
«Noi siamo una piccola-media azienda, perché abbiamo una cinquantina di dipendenti, è anche semplice gestire il tutto. Al nostro interno seguiamo le procedure: per chi ha il Green pass, semaforo verde...
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