Nucleare, Alberto Stabilini: «Ecco perchè conviene ed è sicuro. Guardate la Svizzera»

L’energia nucleare rappresenta circa il 13 per cento del consumo energetico complessivo dell’Unione Europea. Quattordici Paesi su 27 possiedono almeno un reattore nucleare, per un totale di oltre 122 impianti, più sei in costruzione. Lo scenario si divide tra sostenitori della rinascita del nucleare - come Finlandia e Francia - e Paesi che nel tempo hanno optato per la denuclearizzazione, come Italia e Germania. Il percorso di decarbonizzazione definito dalla Commissione europea (con target fissato al 2050) riaccende il dibattito anche su scala nazionale, incalzato dal cambiamento climatico e dall’esigenza di trovare nuove fonti energetiche in grado di soddisfare un fabbisogno in crescita esponenziale. I combustibili fossili non sono più un’opzione sostenibile, le rinnovabili oggi a disposizione non sarebbero sufficienti. Tra le soluzioni ad emissioni zero figura anche il nucleare, che negli ultimi anni ha visto crescere gli investimenti verso tecnologie di nuova generazione. Da un lato si cerca di realizzare reattori modulari, più piccoli, meno costosi e meglio gestibili in termini di sicurezza. Dall’altro, la ricerca si concentra su come migliorare lo smaltimento delle scorie radioattive - prodotte anche in campo biomedicale - per le quali l’Italia non ha ancora trovato una sede di deposito nazionale. Il progresso tecnologico fatica a sciogliere le incertezze e le preoccupazioni di chi considera il nucleare una minaccia, più che una risorsa. Ne parliamo con Alberto Stabilini, ingegnere nucleare cremasco al servizio dell’Ispettorato Federale per la Sicurezza nucleare (IFSN), autorità federale incaricata di vigilare sulla sicurezza delle centrali nucleari svizzere.
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