Noi, gente di pianura, così legati alla montagna

29 LUG 21
Ultimo aggiornamento: 19:3516 MAG 25
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Guardando la cartina geografica italiana emerge un dato: poche province italiane sono “piatte” come quella di Cremona. Forse solo Rovigo e Ferrara possono “vantare” un territorio privo di ondulazioni come quello cremonese. Può dunque stupire, ma in realtà forse no, che i cremonesi siano così legati alla montagna, un ambiente completamente diverso da quello che caratterizza la quotidianità di chi è cresciuto tra il Torrazzo ed il Po o nei paesi della provincia, sulle rive di fiumi dalla portata ampia ma dal corso più placido, ben differente dallo spumeggiante fragore dei torrenti alpini.
Il legame è invece solido quanto storico. In tempi di guerra non furono pochi i cremonesi che salirono nella montagna bresciana per unirsi alla Resistenza (proprio Cremona fu il nome di battaglia del nonno di chi scrive, arruolatosi tra le Fiamme Verdi impegnate attorno al passo del Mortirolo) mentre in tempi di pace gli appassionati di montagna cremonesi ebbero a gestire addirittura quattro rifugi.
Il primo, nelle vicine Alpi bergamasche, si trovava nella valle del Gleno, tristemente nota per la rovinosa tragedia seguita al collasso della diga costruita per fini idroelettrici (1 dicembre 1923): la struttura era dedicata a Leonida Bissolati e non venne ricostruita dopo esser stata devastata da una slavina. La decisione di costruire un rifugio in val di Scalve, a due passi dal torrente Gleno ed a circa due ore di cammino da Vilminore, fu presa nel 1921 e solo un anno dopo si tenne l’inaugurazione. Il neonato rifugio ebbe vita breve: nella primavera del 1925, come detto, fu distrutto per sempre da una valanga.
Le risorse ritenute insufficienti per ricostruire il rifugio Bissolati vennero investite nell’acquisizione del rifugio Magdeburger ribattezzato, a seguito del passaggio di consegne, Cremona alla Stua. Questo rifugio era stato fondato nel 1887 dalla sezione di Magdeburgo dell’DOAV (il “Club Alpino Austriaco e Tedesco”) ...
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