«Una piccola realtà che pensa in grande»

Un piccolo museo che pensa in grande, nella convinzione che un’esposizione qualificata, un’importante attività di ricerca e la connessione con il mondo universitario e scientifico possano fare la differenza. Sfatando il luogo comune che in «piccoli centri possano esistere solo piccole realtà museali. Noi, per esempio, rappresentiamo un “unicum”». Davide Persico è il sindaco di San Daniele Po, paese nel quale dal 2009 è presente il Museo Paleoantropologico del Po. Quel Grande Fiume che “regala” e “sorprende” ogni giorno. Da perfezionare, ma la strada intrapresa, condivisa a più livelli, sembra essere quella giusta. Ciò che serve ora - secondo il sindaco - è mettere in rete le diverse esperienze. Coniungando ambiente, cultura e turismo.
«Il nostro è un piccolo museo che però è il più ricco di reperti del fiume Po di tutta la Pianura Padana, raccolti dal 1998 fino alla settimana scorsa - continua il sindaco -. Ogni giorno arriva qualcuno con un ritrovamento nuovo da integrare in archivio. Abbiamo sempre cercato di informare la gente su cosa si può trovare sul fiume, promuovendo una ricerca responsabile. Dopodiché i reperti di maggior valore scientifico vengono lasciati in museo e, nel caso, esposti con il nome dello scopritore, incentivo importante che ha favorito nel corso degli anni un notevole incremento della collezione».
«Il nostro è un piccolo museo che però è il più ricco di reperti del fiume Po di tutta la Pianura Padana, raccolti dal 1998 fino alla settimana scorsa - continua il sindaco -. Ogni giorno arriva qualcuno con un ritrovamento nuovo da integrare in archivio. Abbiamo sempre cercato di informare la gente su cosa si può trovare sul fiume, promuovendo una ricerca responsabile. Dopodiché i reperti di maggior valore scientifico vengono lasciati in museo e, nel caso, esposti con il nome dello scopritore, incentivo importante che ha favorito nel corso degli anni un notevole incremento della collezione».
Lungo il corso del fiume ci sono altri musei come il vostro?
«Di Museo Paleoantropologico, cioè dedicato soprattutto all’evoluzione dell’uomo e ai fossili del Po, c’è solo il nostro. Un unicum, quando nel 2009 l’abbiamo impostato abbiamo cercato di dargli un taglio unico ed esclusivo. Una scelta cresciuta in seguito al ritrovamento del cranio di Neanderthal: possiamo dire che intorno a questo reperto straordinario per importanza scientifica è stato costruito un museo. Oggi abbiamo diverse sezioni museali, quella dedicata all’evoluzione dell’uomo, ai fossili del Po, alle glaciazioni e ai carnivori del Po: tutti i reperti provengono da un tratto di fiume che va da Spinadesco a Casalmaggiore e in parte dalla provincia di Mantova».
«Di Museo Paleoantropologico, cioè dedicato soprattutto all’evoluzione dell’uomo e ai fossili del Po, c’è solo il nostro. Un unicum, quando nel 2009 l’abbiamo impostato abbiamo cercato di dargli un taglio unico ed esclusivo. Una scelta cresciuta in seguito al ritrovamento del cranio di Neanderthal: possiamo dire che intorno a questo reperto straordinario per importanza scientifica è stato costruito un museo. Oggi abbiamo diverse sezioni museali, quella dedicata all’evoluzione dell’uomo, ai fossili del Po, alle glaciazioni e ai carnivori del Po: tutti i reperti provengono da un tratto di fiume che va da Spinadesco a Casalmaggiore e in parte dalla provincia di Mantova».
Cosa abbiamo scoperto di nuovo sul Po grazie a questo museo?
«Innanzitutto si è fatta luce sulla preistoria del fiume. Nel senso che prima c’erano dei reperti e c’era un’idea di quella che è stata l’evoluzione paleofaunistica della pianura padana, grazie a questo museo abbiamo indicazioni più precise; sono state infatti trovate specie nuove che non si pensava esistessero al di fuori della catena alpina e appenninica. Faccio un esempio: il Neanderthal è la prima volta che viene trovato in pianura padana; abbiamo poi trovato il leone delle caverne del Po e il leopardo e la iena, per esempio. E il cervalce, specie estinta, il progenitore dell’alce....
«Innanzitutto si è fatta luce sulla preistoria del fiume. Nel senso che prima c’erano dei reperti e c’era un’idea di quella che è stata l’evoluzione paleofaunistica della pianura padana, grazie a questo museo abbiamo indicazioni più precise; sono state infatti trovate specie nuove che non si pensava esistessero al di fuori della catena alpina e appenninica. Faccio un esempio: il Neanderthal è la prima volta che viene trovato in pianura padana; abbiamo poi trovato il leone delle caverne del Po e il leopardo e la iena, per esempio. E il cervalce, specie estinta, il progenitore dell’alce....